Libere Risonanze: Gli ecologisti che ci portano alla frutta...

30 marzo, 2006

Gli ecologisti che ci portano alla frutta...

--- Vecchio Articolo ---
Ancora sull'energìa: post complementare a quello datato 25 Novembre 2005, "Prodi tra energia solare e colpi di sole"

Come volevasi dimostrare. Purtroppo, come ampiamente previsto da molti anni a questa parte, le nefaste profezie sul problema energetico si sono puntualmente concretizzate. Per anni ho ripetuto, come Cassandra, che prima o poi avremmo fatto i conti con l'imbecillità degli ambientalisti e della bovinità popolare, nel vacuum assoluto delle cui zucche è stata instillata sapientamente la terroristica demonizzazione sull'uso del nucleare. Così, mentre Pecoraro si fregava le mani dalla gioia per il referendum vinto, noi rischiamo ora di fregarcele dal freddo. La crisi energetica scoppiata tra Ucraina e Russia ne è un esempio; guardando al passato e le nostre scelte sull'approvvigionamento energetico, sembra di assistere alla storiella di colui che nel deserto rifiutava una bottiglia d'acqua perché sapeva di cloro. Ed ora, dal momento che come Oracolo di Delfi non sono niente male, vi dirò cosa accadrebbe nel caso in cui l'Ucraina decidesse di non risolvere la sua questione con la Federazione Russa, negandoci parte del gas che fluisce dentro le condutture passanti per il suo territorio.

Ipotesi 1): L'Europa, per avere ancora un buon approvvigionamento del gas russo potrebbe essere costretta ad aiutare l'Ucraina nell'acquisto del gas a prezzi più alti. Ovvero, la maggiorazione di prezzo sarebbe tutta a carico nostro e, neanche a dirlo, essendo noi in mutande più degli altri europei in fatto di energia, questo darebbe il colpo di grazia al già comatoso debito pubblico italiano. A meno che, ovviamente, non si decida di far ricadere questo costo sui cittadini. Bravi, Pecoraro & alleati, siete riusciti a metterci in un bel pasticcio !

Ipotesi 2): L'Italia si rivolge ad altri (pochi) paesi limitrofi, come ad esempio l'Algeria. A parte che una sovraproduzione del gas non la si può reinventare da un giorno all'altro perché occorrerebbe costruire impianti ed altri gasdotti (pagati da noi) e considerando anche che questi paesi subiscono spesso scossoni politici (rimanendo quindi inaffidabili essi stessi), tali nazioni diventerebbero per noi l'unica ancora di savataggio. Il mercato insegna (vedi prezzo del petrolio a causa delle richieste cinesi) che più un prodotto è monopolizzato, più il suo prezzo cresce. Senza contare i ricatti a cui saremmo sottoposti per colpa della sinistra.

Ipotesi 3): L'Italia fa a meno del gas russo. Il prezzo di quello rimanente s'impennerebbe seguendo una spaventosa iperbole e chi volesse utilizzarlo dovrebbe sborsare fior di quattrini. Le nostre industrie per produrre dovrebbero utilizzarlo per forza e l'aggravio dei costi andrebbe a riflettersi sul prezzo ex factory del prodotto finito. In sintesi, perderemmo in competitività, le fabbriche chiuderebbero e la gente se ne andrebbe a casa, licenziata, mentre i sindacati ringhiando come sempre indurrebbero gli investitori e le aziende a spostarsi altrove, in India od Cina. Saremmo al collasso, ma per Natale potremmo comunque scaldarci in una mangiatoia, ancora grazie alla sinistra.

Ora, dal momento che abbiamo perso già troppo tempo, sarebbe auspicabile iniziare a convogliare a più non posso fondi statali in joint-venture con privati per iniziare la riapertura e la costruzione del maggior numero possibile di centrali nucleari, incentivando il più possibile a convertire le attrezzature che funzionano a gas in altrettante che funzionano ad energìa elettrica, naturalmente in un lasso di tempo accettabile.

Nel frattempo, però, sarebbe bene fornire di gas solo le case di coloro che hanno votato a favore delle centrali lasciando al freddo e senza risorse gli altri. Poiché l'ambientalismo ha un prezzo da pagare e dal momento che questi impettiti paladini dell'inesistente energìa pulita dovrebbero implicitamente accettare le conseguenze delle loro azioni, non è giusto che per colpa delle scelte della mandria nel precipizio finiscano anche i pochi savi.

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