Libere Risonanze: Ma bomba o non bomba arriveremo ad Amman...

30 marzo, 2006

Ma bomba o non bomba arriveremo ad Amman...

--- Vecchio Articolo ---

In questi giorni, a causa di uno sciopero dei giornalisti è passata in secondo piano un'importantissima vicenda: l'attentato ad Amman da parte delle rete del terrore Al Quaida. Scrivo "importantissima" non per l'attentato in sé a cui purtroppo iniziamo ad abituarci con consueto spirito di adattabilità umana ma per le reazioni finalmente positive del mondo islamico civile, che sembra stia svegliandosi da un torpore millenario, accorgendosi finalmente di essere anch'esso in pericolo.

Ad ogni attentato, infatti, ci si spertica in considerazioni, analisi, eccezioni e vivisezioni dei fatti, finendo per riferirsi sempre alla campagna d'Iraq senza partire dall'oggettivo dato di fatto alla base di questi accadimenti: che il terrorismo NON deriva e NON si rafforza con la guerra ai dittatori.

Oggi, dopo aver letto un bellissimo articolo sul Resto del Carlino che vede come autore Bruno Vespa (il quale aderisce ai concetti che da anni e monotonicamente ripetiamo) ho fatto qualche considerazione:

Innanzitutto dagli ambienti di sinistra l'anacronistica convinzione che gli attentati siano opera di poveri martiri a cui è stata distrutta una famiglia per mezzo di una bomba alleata inizia a scricchiolare. Questo, si badi bene, non in relazione ad un effettivo ravvedimento ma a causa di opportunistiche scelte tattiche pre-elettorali. Da parte della sinistra "moderata" infatti (anche se il termine "moderata" è un eufemismo) si inizia a pensare di poter vincere le elezioni e ci si prepara a cambiare l'incidenza del timone di quella barca che tra una manciata di mesi potrebbe accogliere le mortadelle sugli scranni del governo. La fase di virata è già cominciata e lo si può notare dall'ammorbidimento delle posizioni in politica estera: dopo un fassiniano "via tutti e subito dall'Iraq" in totale accordo con le tesi pacifinte ululato nelle piazze tra bandiere rosse e noglobal inferociti si è passati ad un "via dall'Iraq" più duttile, ovvero graduale, fino ad un odierno "via dall'Iraq in tempi e modi concordati con gli alleati e con l'autorità irachena" che esprime ironicamente a carta carbone quella stessa linea di condotta a cui il governo Berlusconi è sempre stato fedele. Questo appiattimento in politica estera della sinistra sulle posizioni della destra è quindi prova lampante di come essa, senza idee e divisa, navighi a vista in un banco di nebbia e di come Titanic-amente cerchi una credibilità strambando in modo brusco ad ogni cubetto di ghiaccio si presenti in linea di prua.

Appena sovvenutami questa considerazione, un'altro dubbio mi é balzato subito in testa: forse per la sinistra il vincere le elezioni sarebbe più drammatico di qualunque ulteriore sconfitta. Guardiamo i fatti: la sinistra, stando all'opposizione può, senza problema alcuno, timonare tranquillamente e cambiare la propria posizione politica a seconda dei venti. Noi possiamo comunque misurare tale instabilità per mezzo dell'anemometro della nostra memoria, registrando il mutare delle correnti mese per mese; ma in concreto l'essere all'opposizione significa poter contare su quell'anonimato di non-responsabilità che costituisce una coperta sotto la quale nascondere le proprie incongruenze. Come quando a scuola uno scolaro non studia la lezione e ride del compagno di banco che, interrogato, si trova in difficoltà, così la sinistra se la ride delle difficili scelte del governo perché, pur essendo assolutamente antitetiche le opinioni di Bertinotti, Pecoraro e Cossutta da una parte e Prodi, Fassino e D'Alema dall'altra, il fatto di non DOVER prendere decisioni costituisce quel tessuto connettivo che permea questa compagine e che permette di poter affermare tutto ed il contrario di tutto, sincronicamente e diacronicamente, trasversalmente e bi (o tri)partisanamente.

Nell'infausta eventualità che la sinistra vincesse le elezioni, infatti, questa armata Brancaleone dovrà PER FORZA stare in pianta stabile al governo: ciò sarà DEVASTANTE per i rapporti tra comunisti duri e puri, noglobal + feccia varia, sinistri moderati e democristiani. Con la chicca che ora rideremo anche dell'ingresso dei socialisti e specialmente dei radicali, anticlericali da sempre. Una comica, come chiudere formaggio, topi, gatti e cani in uno scatolone! D'altra parte l'esperienza dell'asserragliato Cofferati a Bologna ne è una prova.

Pertanto sono convinto che, se la destra perdesse le elezioni, potrebbe tranquillamente prendere fiato e riorganizzarsi seguendo il proverbio anch'esso - sigh - MADE IN CHINA "Se hai un nemico aspetta sulla riva del fiume il suo cadavere: lo vedrai passare".

Dopo questa veloce ma basilare considerazione sull'ectoplsmatico programma di governo di sinistra, la mia mente è ritornata alla Giordania ed al suo popolo, un popolo che si è stretto intorno al suo Re. Certo, concordo anch'io che un Re non può essere sostitutivo di una democrazia, però è anche vero che c'é Re e Re. Nella storia abbiamo avuto sovrani illuminati e sovrani debosciati, moderati e fanatici. Da laico e da liberale non ho mai amato i sovrani, i dittatori e gli oligarchi però è curioso notare che una popolazione come quella giordana inizi a rendersi conto dei pericoli a cui è esposta e si stringa attorno alle istituzioni anziché ai terroristi. Già alcune novità si erano viste nel nostro paese: la manifestazione pro Israele è stata una grandissima prova di civiltà, una presa di coscienza ed un importantissimo evento in cui A RAGIONE sventolavano anche le bandiere iraniane. Il trionfalismo di quelle bandiere, però, è diretto alla gente di Persia, orgogliosa quanto perseguitata, non alla tirannìde che sta schiacciando il paese da decenni: una prova in più che è dalla libertà che si costruisce la pace, non viceversa.

Poi arrivo alla fine del giornale e che mi trovo ? Un titolone su Rockpolitik.
E' proprio vero: l'intelligenza precede la stupidità come la toilette segue un buon pasto.

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