Libere Risonanze: PRC: quando la tua casa non è più tua.

30 marzo, 2006

PRC: quando la tua casa non è più tua.

--- Vecchio Articolo ---

Estratto dal Secolo XIX, edizione del 31/01/2006:


Liguria, terza casa nel mirino
Genova. Ecco la ricetta di Rifondazione comunista per risolvere il problema dell'emergenza casa in Liguria: requisire le case sfitte da oltre un anno e affittarle a canone sociale per un massimo di tre anni alle fasce deboli...

Che dire ? Ecco un altro tentativo di vessazione da parte dei nostri avversari nei confronti degli italiani, i quali non sarebbero nemmeno più liberi di investire a proprio piacimento i loro soldi nel mattone. Un'altra iniziativa sovietica, degna del peggior stalinismo del '900.

Questa "iniziativa" acefala e sconsiderata non solo sarebbe ingiusta nei confronti dei proprietari di abitazioni ma anche esiziale nei confronti dell'economia edile italica.

Ingiusta perché chi acquista una casa (o più case) non fa altro che TRASFORMARE il suo denaro in un altro bene.

Se per esempio un investitore decidesse di acquistare delle case per affittarle egli si sobbarcherebbe, a fronte di una buona rendita netta annua, un notevole impegno economico per l'acquisto dell'abitazione e gravose imposte come l'ICI, lavori di manutenzione e/o di ristrutturazione periodici e spese di vario genere (pensiamo ad esempio alle spese condominiali). Se il nostro ipotetico investitore decidesse invece di tenere in banca la sua liquidità, egli probabilmente scoprirebbe che l'investimento di fondi pecuniari a fronte di una resa piuttosto bassa non risulterebbe gravato da simili gravose imposte, quindi il suo reddito (sempre che il capitale fosse gestito con oculatezza) sarebbe al riparo da decurtazioni inaspettate. In tal senso l'acquisto di unità immobiliari è e rimane comunque operazione piuttosto rischiosa perché essendo il bene "visibile" diviene intrinsecamente aggredibile da leggi stravaganti e da imprevisti di natura strutturale. Puntualizzato ciò, possiamo opporre a questa scellerata proposta di PRC una fondamentale critica: perché un investitore che trasforma semplicemente il suo capitale nel mattone dev'essere costretto ad affittare le sue proprietà ? Parimenti sarebbe come costringere un investitore che tiene il proprio denaro in un conto corrente (la cui resa è bassissima) a trasferirlo in maniera del tutto forzosa nell'acquisto di azioni o di strumenti bancari: per dirla tutta si tratta di un'incostituzionale ingerenza nella scelta di un investimento, in contrasto tra l'altro con le norme che tutelano il diritto privato. Vi sono privati che acquistano case e non stipulano contratti d'affitto essenzialmente perché desiderano eseguire compra-vendite immobiliari cedendo il bene quando il mercato è più favorevole, altri che non affittano perché non vogliono persone inaffidabili in casa (e concedono l'affitto solo a coloro che ritengono essere persone degne) oppure vi sono investitori che comprano immobili per i figli prendendo al volo occasioni immobiliari in attesa che essi abbiano l'età per prenderne possesso. Le scelte e le motivazioni per l'acquisto di case sono, insomma, innumerevoli. Perché allora impedirne di fatto il commercio ? Nella proposta di Rifondazione Comunista si annida e si intravede un pericoloso tentativo di requisizione: la proposta è chiaramente una manovra per assegnare alloggi agli immigrati. L'esproprio coatto delle abitazioni (perché di vero e proprio esproprio si tratta) in tal caso non prevederebbe la possibilità di contrattazione in quanto le case verrebbero assegnate "a canoni sociali", indipendentemente dal valore catastale e dalla volontà del proprietario, che si troverebbe ad affrontare le spese di mantenimento dell'immobile a fronte di affitti assolutamente insufficienti; senza contare che egli potrebbe ritrovarsi in casa personaggi d'ogni tipo o maghrebini che vivono in venti nella stessa stanza senza alcuna possibilità d'opporsi a questa sorta di occupazione abusiva-regolamentata. Ma non basta: la proposta di PRC di affittare "a canoni sociali" prevede come guadagno del proprietario solo l'80% dell'affitto, con ulteriore decurtazione del già basso reddito previsto di un altro 20%. In queste condizioni, un ipotetico proprietario di immobili sano di mente sarebbe costretto a svendere il suo capitale pur di evitare tale pericolo. Qui sta sta il nocciolo della manovra politica di Rifondazione: costringere i proprietari a svendere per poter favorire l'acquisto della casa a prezzi stracciati, secondo la solita consuetudine della sinistra di colpire chi in una vita di lavoro, sacrifici e sudore si è creato un gruzzoletto, a vantaggio degli scansafatiche o degli immigrati pronti ad approfittare di questo vero e proprio ictus economico per poter mettere facilmente radici in Italia.

Le conseguenze sull' economia edile, poi, sarebbero disastrose: chi mai comprerebbe case se sul mercato immobiliare pendesse una simile spada di Damocle ? Chi mai s'azzarderebbe a costituire una società di costruzioni, di compra-vendita o d'intermediazione immobiliare dal momento che la popolazione italiana rimane sostanzialmente stabile e questa norma definisce un tetto massimo di proprietà oltre al quale il proprietario di un immobile non è più proprietario dello stesso ma lo diviene lo stato (od il comune) ?

Lo scenario è ovvio: fallimenti delle imprese di costruzioni, degli uffici di intermediazione e licenziamento di tutti i lavoratori impegnati nel comparto casa, che si troverebbero su una strada.

Una norma come questa porterebbe al collasso del diritto privato ed all'inizio del diritto statale, esattamente come fu in Unione Sovietica, in cui le case venivano assegnate da uno stato totalitarista e despotico che reprimenva il diritto e l'iniziativa privata dei suoi cittadini e le cui politiche hanno prodotto miseria, prostituzione, fame ed orribili casermoni di cemento armato in cui le famiglie vivevano come pollame.

Pensateci, prima di votare a sinistra...

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