Libere Risonanze: Liberalizzazioni per gli allocchi

29 gennaio, 2007

Liberalizzazioni per gli allocchi

Eccoci, ci siamo: il Grande Prodi ha partorito le GRANDI LIBERALIZZAZIONI.

Non si mette mano al sistema pensionistico precario, non si varano grandi progetti come la TAV ed i rigassificatori, non ci si occupa dei problemi terribili in cui l'industria versa dopo il mortale colpo della rapina del TFR, non si eliminano gli sprechi né si cerca di abbassare le tasse (anzi, si aumentano a dismisura) e non si pone un freno al problema energetico per mezzo della costruzione di centrali nucleari, tutti problemi strutturali che l'Italia ha bisogno di risolvere in tempi rapidi.

Nossignore, nulla di tutto questo, per ciò c'é tempo, si faranno il giorno di "San Mai".

In compenso si pensa alle ricariche ed alla vendita di benzina nei supermercati (guardacaso, COOP di sinistra, come per le medicine).

Queste sì sono cose importanti. E mentre si "liberalizza" la benzina si impone uno stato dittatoriale sulla libertà di opinione.
Complimenti, la vergogna di cui si ricopre questo governo non ha limiti ("vergogna" è il sinonimo più blando di un altro più calzante che risponde a MER..).

E mentre i nostri partner americani ci hanno già scaricato, mentre a livello internazionale non si conta più nulla, mentre i "fari di civiltà" di Prodi, ovvero Francia e Germania ci deridono, mentre gli italiani accendono continui mutui od elemosinano pietà per pagare a rate le tasse che questi mascalzoni hanno introdotto ed aumentato, si pensa a dove vendere la benzina (e quindi a come far incassare soldi al Soviet Supremo Italiano) ed a fingere di far risparmiare qualche euro di ricarica sul telefonino.

Ovvero le cose più inutili in senso assoluto.

Inutili perché a determinare il costo della benzina non sono solo le compagnìe petrolifere (che comunque fanno una politica di cartello) e sicuramente non è il luogo in cui la si vende: la colpa degli elevati prezzi dei carburanti è SOPRATTUTTO DI UNO STATO CHE RAPINA A MANO ARMATA E CHE PIU' MONOPOLISTA NON POTREBBE ESSERE, alla faccia dell'antitrust !!!

Il governo Prodi, infatti, non pensa di ridurre gradualmente le accise che gravano sulla benzina per un buon 70%, ma si preoccupa di cambiare solo la destinazione dei proventi dei carburanti, rapinando letteralmente soldi degli italiani e dirottandoli verso le COOP ROSSE.

Ora, calcolato che le accise gravano per un 70% sul prezzo della benzina e che su 1,2€ per litro lo stato-rapinatore incassa 84 centesimi, è da notare quanto sia inutile ed ignobile la "liberalizzazione" targata Prodi. Ma vi è di più: ancora più incredibili e scandalose sono alcune delle accise che rimangono inalterate, ovvero...

1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;
14 lire per la crisi di Suez del 1956;
10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
10 lire per l'alluvione di Firenze del 1966;
10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
75 lire per il terremoto dell'Irpinia del 1980;
205 lire per la missione in Libano del 1983;
22 lire per la missione in Bosnia del 1996;
0,020 euro per rinnovo contratto autoferrotranvieri 2004

Solo le accise sopraelencate incidono sul prezzo della benzina di 23 centesimi (ovvero un quarto di €), in aggiunta alle innumerevoli altre !!!

Ma non contento di questo abominio, la beffa: il nostro vergognoso stato impone sulla benzina tasse sulle tasse, ovvero prelievi IVA sulle accise, però siamo sicuri che chi ha fatto la guerra di abissinia, gli egiziani, gli abitanti del Vajont, i fiorentini, i terremotati, i libanesi, i bosniaci ed i tranvieri ogni anno s'intaschino un bel pò di soldini.

Che diamine, mica sarete così maliziosi da pensare che non sia vero !!!

Tornando a noi, quindi, il prezzo del nostro pieno è così distribuito:
















Ed ora, dopo questa scandalosa rapina Prodi chiede agli italiani ulteriori sacrifici.

Ma il più mirabolante esempio di incompetenza ed ipocrisìa politica è nella finta regolamentazione dei prezzi delle ricariche dei cellulari: il governo, con il suo pugno di ferro e la voce tonante, ha imposto che chi esegue una ricarica si debba vedere ACCREDITARE PER INTERO il costo di tale operazione. Una ricarica da 50€ deve corrispondere ad un accredito effettivo di 50€, punto e basta. L'abile manovra, però, è già stata messa in crisi da un considerazione che perfino mia zia, dotata del diploma di quinta elementare, ha subodorato, facendomi la seguente domanda: a che serve una simile operazione se non si obbligano le società telefoniche a bloccare i prezzi ?

Come pensate che un gestore telefonico possa far rientrare dalla finestra quei 5€ persi ? Ma è ovvio: aumentando i prezzi dello scatto e/o aumentando il prezzo dello scatto alla risposta, o più subdolamente, diminuendo i secondi di conversazione per singolo scatto.

Ma il governo "non ha pensato" a questo e si limita ad eliminare i costi delle ricariche con un beneficio futuro per gli allocchi italglioni pari ad euro zero, con l'aggravante che i costi di ricarica sono controllabili all'atto dell'acquisto della scheda mentre gli aumenti di costo per scatto (od il taglio dei secondi di conversazione) non possono essere né visualizzati né contestati.
Per cui si finirà per pagare di più di quanto si pagava prima.

E' terribile pensare che al governo farebbe più bella figura mia zia, della tenera età di settantacinque anni e con la quinta elementare in mano.

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3 Comments:

Blogger Massimo ha detto...

Come hai scritto tu, la lenzuolata rossa serve solo per ingannare gli allocchi (e abbiamo visto il 9 e 10 aprile quanti ce ne siano in Italia!) e per far parlare i giornali nascondendo tutte le porcherie che la sinistra ha fatto (tasse) e si appresta a fare (soppressione della libertà di opinione, parola, diffusione delle idee).

martedì, 30 gennaio, 2007  
Blogger marshall ha detto...

Nessun commento.
Solo, tanti complimenti per questo "grandioso post".

allo avere a quei so..ri del governo!!!

martedì, 30 gennaio, 2007  
Blogger captainoconnell ha detto...

Come sempre esaustivo e illuminante, ad avercene di bloggers così!

Cap.

martedì, 30 gennaio, 2007  

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