Libere Risonanze: Io mi odio: parola del Governo

19 febbraio, 2007

Io mi odio: parola del Governo

Siamo all'esaltazione del paradossale: la base del governo ed alcuni suoi partiti sfilano contro il governo di cui fanno parte per impedire la costruzione della base. Un perfetto chiasmo per di più condito con un'antitesi.

Occorre infatti scomodare figure retoriche di liceale memoria per definire l'attività di questo incredibile governo, che si regge nelle bufere grazie alle sole unghie conficcate nelle poltrone e che propone astruse alleanze di facciata per irretire il popolo ignorante.
Questa politica sussultoria e bradisismica ormai consolidata devasta la credibilità internazionale del nostro paese e frantuma le sue fondamenta democratiche: il tutto, però, con una novità. Il governo in una sorta di eiaculazione perversa gode non solo nel rovinare e far impazzire i cittadini per bene ma anche nel carburare odio contro se stesso.

E' il solito genoma della sinistra, ovvero esistere allo scopo di odiare qualcuno (io la chiamo "sindrome da rivoluzionario"). In politica estera ciò accadde con l'Unione Sovietica, Cuba, la Cina e gli stati comunisti in generale: a fronte di rivoluzioni anche in parte condivisibili sono seguiti però settant'anni di dittature e di odi nei confronti di quello che era identificato come il nemico da abbattere, nonché un sistema politico a dir poco criminale. L'occidente ed i dissidenti erano "i nemici" e quindi andavano fatti a pezzi.
L'unico collante per evitare la disgregazione di questi paesi era proprio l'odio nei confronti del sistema occidentale (infatti abbiamo visto tutti, venuto a mancare quest'ultimo, come sono finite Unione Sovietica ed Jugoslavia).

Lo stesso dicasi per la storia politica italiana: l'ex PCI odiava letteralmente la DC, allora identificata come il nemico da combattere. Poi è subentrata la seconda repubblica e quando il comando è passato al centrodestra il mirino si è spostato su Berlusconi, reo di essersi messo di traverso impedendo l'ascesa del Soviet Italiano. Anche in questo caso l'inesauribile serbatoio d'odio della sinistra è stato catalizzato e convogliato tutto contro il governo di centrodestra, qualunque fosse la legge da promulgarsi. Allora sputare sui chi votava CDL era doveroso e riempire di balle gli italiani una strategia al massacro più che giustificata.

Ora però è venuto il loro turno: sono al governo e, come disse Dante della sua mente nella Divina Commedia, "qui si parrà la tua nobilitate".

Improvvisamente, la sinistra, battuto il nemico di turno in maniera democratica e venuto a mancare il casus belli, si è trovata a DOVER governare, ovvero a doversi muovere nel terreno per essa più impervio ed ostile, per giunta in un paese democratico che può pesantamente punirla alle prossime elezioni.
Ma come un asino non può divenire un cavallo, così il DNA della sinistra non può modificarsi geneticamente rifiutando violenza ed odio, che in mancanza di un nemico a cui dichiarare guerra si sono rivolti contro la stessa maggioranza - la sindrome del rivoluzionario, appunto.

I segnali che confermano questa tesi sono molteplici: proprio in questo periodo di governo affidato alle sinistre sono fiorite le Brigate Rosse, a di là delle dichiarazioni di facciata sul rifiuto della violenza da parte del governo, sempre ad uso e consumo del popolo credulone.

I sindacati ed ancor di più la loro base abbaiano e si rivoltano contro il governo secondo le peculiarità di lotta da sempre collaudate e sponsorizzate in base a quell'odio di classe che le sinistre hanno da sempre attizzato contro loro nemici.

Infine il governo che odiandosi esiste, bersaglio e cacciatore allo stesso tempo.

Il problema però è che con l'odio non si può che portare al collasso un paese.

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1 Comments:

Blogger Massimo ha detto...

L'Italia è già al collasso politico, sin dal 1994 quando l'odio verso Berlusconi ha cominciato ad assumere aspetti patologici irreversibili.
E le parole di Diliberto non sono che la punta di un iceberg, perchè quello è il sentimento che alberga a sinistra.
Ricordiamocelo sempre quando ci apprestiamo a tender loro una mano.

lunedì, 19 febbraio, 2007  

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