Libere Risonanze: Sicurezza (di morire) sul lavoro

08 maggio, 2007

Sicurezza (di morire) sul lavoro

Quando si dice "sicurezza sul lavoro"! Questo tema tanto caro alle sinistre avrebbe bisogno di un approfondimento sul campo (anzi, in cantiere).

Le sinistre infatti accusano spesso le imprese di non rispettare le condizioni di sicurezza previste dalla legge e che queste ultime, pertanto, sono responsabili della quasi totalità delle cosiddette "morti bianche".

Quest'affermazione è vera solo in parte perché pur essendo assodato che in certe realtà le ditte speculino sulla sicurezza, è altrettanto vero che molti lavoratori alla loro sicurezza non pensano minimamente.

Passo un giorno per un cantiere, si stava ristrutturando un palazzo: mi attardo a guardare il cartello in bella evidenza in cui era segnalato l'obbligo del casco protettivo. Ebbene, i caschi erano tutti allineati su un asse in bella vista e gli operai, senza cima di sicurezza, capelli al vento, bestemmia in canna e muscoli guizzanti, correvano leggiadri sui ponteggi, evidentemente distratti da tre signorine minigonnate sedicenni che assistevano ridacchiando, estroflettendo l'apparecchio e sgomitandosi mentre si sciroppavano felici i torsi nudi.

Da allora quando passo vicino a cantieri in cui vi è un pericolo di caduta di oggetti mi soffermo a guardare se le teste sono munite di regolare elmetto oppure no (NON i torsi nudi, che non m'interessano...): beh, in un buon 30% dei casi degli elmetti nemmeno l'ombra.

Altro esempio: arriva a casa mia un antennista e va sul tetto. Noto che non dispone di corda di trattenuta, così lo invito ad usare una corda che avevo in casa. Lui mi guarda sorpreso e mi dice: "Ma scherza? A parte che non ho nemmeno la cintura a cui legarla e poi si perde tempo a legare e slegare". Fine della discussione.

Terzo esempio: arriva l'idraulico per cambiarmi un rubinetto ed una giunzione arrugginita. Il rubinetto è situato ad un paio di metri dalle prese della corrente (per fortuna comunque ho il salvavita). Chiude l'acqua e si mette a trafficare, ma prima gli chiedo: "senta, non sarebbe meglio staccare la corrente prima di effettuare il lavoro?". Lui ride ma si vede che è immensamente offeso e mi guarda ironico mentre io mi sento un cretino. Eh, già, che ne sa un ingegnere di queste cose! Parte scocciatissimo con il lavoro e come avevo ampiamente immaginato ma non azzardato a dire visto che l'idraulico è lui, la pressione residua nelle tubature fa schizzare acqua da tutte le parti inondando letteralmente parete, pavimento e prese della corrente. Perfetto. L'idraulico chiave-inglese-munito, fischietta una canzone della Pausini con mani e piedi a mollo mentre io corro sparato a disattivare la corrente, con o senza il suo assenso. Morale: cinquanta € di spesa, una paura terribile ed in più un idraulico incazzato che la prossima volta mi farà aspettare il doppio per le sue performances idriche.

Quarto esempio: si decide di potare gli alberi del giardino perché divenuti troppo alti e voluminosi. Chiamo la ditta ed arrivano tre neri ed un italico dall'accento meridionale. Usano una scala per arrivare al primo ramo, poi partono in un'arrampicata sicura, una mano si aggrappa e l'altra tiene la sega elettrica, il tutto senza cinghia di sicurezza. Il mio gatto ammira e muore d'invidia. Io sudo freddo e chiedo spiegazioni ma loro dicono che di alberi ne hanno visti a iosa e che sanno valutare la portata dei rami; allora ribatto che basta un giramento di testa per far cadere una persona. L'italico si gira e sprezzante grugnisce senza darmi una risposta, poi parte anche lui nel free climbing. Vabbé che l'uomo discende dalle scimmie però sembra che non solo l'abilità di arrampicata ma anche quella intellettiva si siano conservati pressoché uguali in barba ad ogni teoria evoluzionistica.

Quinto esempio: porto la macchina dal meccanico. Il ponte è rotto. Nessun problema, mi dice, prende un cric ed alza la vettura, poi s'infila sotto. Da notare che il cric è quello standard con una superficie d'appoggio di pochi centimetri quadrati, basta un piccolo urto e la macchina viene giù. A quel punto gli impedisco di continuare e lo obbligo ad uscire protestando. "La macchina non m'interessa", gli dico, "lei sta rischiando troppo". Ancora quel sorrisetto beffardo. Ebbene, ho usato i mezzi pubblici per tre giorni ma almeno ho evitato un rischio inutile del quale mi sarei sentito altrettanto colpevole.

Sesto esempio: vado da un mio parente, stava mostando l'uva e lui era all'imbuto della macina collocata sopra il tino. Prima considerazione: stava su un piano rialzato ed in piedi su una instabilissima cassetta della frutta. Seconda considerazione: i contadini portavano l'uva e la scaricavano dentro mentre lui doveva pigiare l'uva negli ingranaggi. A quel punto l'orrore. Notai che per pigiare l'uva usava le mani e non un manico di scopa che aveva tranquillamente appoggiato al muro. Anche allora polemiche, già abbondantemente esposte l'anno prima quando faceva i salami pigiando con le dita la carne di maiale dentro il tritacarne elettrico.

Ora mi chiedo: ma come mai quando una persona cerca di far notare una cosa per il bene di un'altra ci si deve arrabbiare o la si deve snobbare?
E come mai i comunisti durante il primo maggio invece di invitare comici che fanno battute stupide non invitano i lavoratori ad ESSERE i primi difensori della propria sicurezza oltre a pretendere giustamente che le imprese ottemperino ai loro doveri secondo legge?
Perché molti lavoratori devono avere un controllore dietro le costole come i bambini dell'asilo devono essere seguiti dai maestri?

Mah.

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2 Comments:

Blogger Bisquì ha detto...

Sai dice bene un'amico mio imprenditore : se gli operai non fossero stati così come sono, non avrebbero fatto gli operai.

Chiaro, no? :-)

martedì, 08 maggio, 2007  
Blogger Jetset (Defendit Numerus) ha detto...

;-) HAHAHAHA

martedì, 08 maggio, 2007  

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