Libere Risonanze: Ahmetovic: certezza della pena?

06 ottobre, 2007

Ahmetovic: certezza della pena?

Come volevasi dimostrare: la vicenda di Marco Ahmetovic che sei mesi fa, ubriaco al volante della sua vettura investì ed uccise quattro ragazzi fermi sul marciapiede mentre stavano organizzandosi per andare a prendere un gelato ripropone il tema della sicurezza dei cittadini ed ancor di più quello dei rapporti difficili che intercorrono tra italiani e stranieri.

Premetto che il fatto che Ahmetovic sia straniero non cambia di una virgola il baricentro delle responsabilità. Italiani e stranieri sono e debbono, di fronte alla legge, essere egualmente perseguibili.

Il problema di fondo, però, sta proprio nella perseguibilità e nella crescente intolleranza nei confronti degli extracomunitari percepiti come un notevole elemento di aggravio alla già difficile situazione contraddistinta dalla carenza di sicurezza da parte dei cittadini.

Effettivamente quando fu commesso l'omicidio di Tommy (il bambino rapito ed ucciso a badilate) la gente scese in strada e con rabbia cercò di linciare i responsabili, di nazionalità italiana. Lo stesso accadde per quella famiglia sterminata dai vicini non molto tempo or sono: la gente assiepata all'uscita del tribunale lanciava ai coniugi assassini insulti e minacce.
Ora accade la stessa identica cosa: ieri al Tribunale di Ascoli ha trovato sfogo l'ennesima esplosione di frustrazione dopo telefonate anonime di minaccia all'avvocato difensore di Ahmetovic: la gente ha iniziato a scandire minacce contro il clan di cui Ahmetovic fa parte. "Vi bruciamo tutti" è stato urlato, mentre la folla tirava pietre contro il cellulare della polizia.

Ora, queste vicende rivelano due cose: la prima è che si commetta un errore l'affermare che gli italiani siano razzisti in quanto le stesse reazioni della folla sono state registrate per omicidi efferati commessi da italiani come per quelli la cui responsabilità ricade sugli stranieri. La seconda considerazione è ovvia: gli italiani hanno sete di ordine, sicurezza, deterrenza e certezza della pena.

Sei anni ad un delinquente che si mette al volante ubriaco (questo già è equiparabile ad un omicidio volontario) dei quali nemmeno un giorno verrà scontato in carcere è davvero troppo: invece di comminare immediatamente una altissima pena e di farla scontare tutta ai lavori forzati in Italia si "favorisce la reintegrazione sociale" per sei mesi in una comunità di recupero. Ecco allora che i sei anni diventano sei mesi, la pena diventa un soggiorno, la deterrenza va a farsi benedire e dividendo per 4 vittime si può arguire che una vita umana costi più o meno un mese e mezzo di soggiorno, vitto ad alloggio gentilmente pagati dallo stato, ovvero da noi.

In questo periodo volevo prenotare una crociera da 21 giorni: facendo i conti è inutile spendere soldi, basta che mi ubriachi, investa un pedone e gli rompa una gamba e tre costole.

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