Libere Risonanze: Cartellino rosso Savoia

23 novembre, 2007

Cartellino rosso Savoia

Peccato. Peccato per davvero, Emanuele Filiberto di Savoia mi era simpatico, il suo fare moderno e tante dichiarazioni di simpatia verso il nostro paese l'avevano riabilitato ai miei occhi, nulla di più antitetico con l'antipatia che mi provocava la visione della faccia di suo padre, Vittorio Emanuele, di cui non dico che parte anatomica umana mi ricordasse.

Evidentemente, però, le cellule ereditariamente trasmesse ai figli possiedono una caratteristica che va al di là del DNA, una sorta di memoria storica nascosta in chissà quale lisisoma o mitocondrio.
Partendo dal nonno di E.F. sul quale stendiamo un velo, arriviamo al padre. Stendiamo altri due veli, il primo che si riferisce al suo amore per il tiro con il fucile, il secondo alla passione per i personaggi che ruotano attorno ai casinò (e già abbiamo detto tutto).

Già la presenza di V.E., che quando arrivò in Italia dichiarò "giuro fedeltà alla costituzione" aggiungendo "...se proprio devo" faceva pericolosamente scricchiolare la sua istanza di clemenza generosamente accettata in un secondo tempo dal Governo Berlusconi.
Ora però ci si sono messi in due e di buona lena con una faccia tosta indicibile, tale padre e tale figlio: V.E. e E.F. vogliono "i danni" dallo stato italiano per la "violazione dei diritti umani" dopo che magnanimamente esso li ha graziati. Una bella riconoscenza per coloro che dicono di amare l'Italia, non c'é che dire.

Un giorno discussi con un comunista che mi diceva che i Savoia non sarebbero dovuti rientrare: affremavo che le colpe dei padri non sono imputabili ai figli. Lui mi disse semplicemente "non è questo il punto: te ne accorgerai se rientreranno". Ebbene, chiedo scusa al mio interlocutore, mi sbagliavo io e lui aveva ragione, comunista o non comunista che fosse: la realtà è sempre la verità, anche se mi dà torto.

Ma vi è di più: questi personaggi hanno ingannato lo Stato. Nella seduta n° 252 del 23 Gennaio 2003 si discusse sul rientro dei Savoia in cui fu data lettura di un impegno formale, assunto tramite lettera alla Camera, in cui Vittorio Emanuele dichiarava pubblicamente di impegnarsi a non chiedere risarcimenti allo stato italiano (LEGGI QUI L'ARTICOLO).
Ebbene, ora che V.E. ed E.F. sono stati accontentati l'impegno è stato rimangiato, in perfetto stile regale.

Spero vivamente che il parlamento voti compatto per la proposta di Calderoli di abrogare la legge che permette ai Savoia di soggiornare in Italia, fare i belli con macchine sportive e motoscafi e poi cercare di mangiare anche i soldi agli italiani.

Questa è un decreto di legge costituzionale che non può conoscere divisioni.

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