Libere Risonanze: Un Partito già patito

30 novembre, 2007

Un Partito già patito

Dico la verità, considero il Partito del Popolo (mamma mia come sa da circolo ARCI) od il Partito della Libertà una stupidaggine. Tra i due nomi, però, preferisco di gran lunga il secondo e quindi così lo chiamerò fino scelta contraria.

Il Partito della Libertà potrebbe essere sostanzialmente una delle due realtà di seguito esposte: se esso fosse null'altro che il lifting di Forza Italia allora mi risulterebbe incomprensibile la variazione del nome. La DC ad esempio è sempre rimasta tale per quarant'anni e nessuno ha sentito la mancanza di un nome alternativo. Cambiare il nome è come cambiare il look e rifarsi il trucco ma sotto sotto sempre di FI si tratta. Il PDL infatti non sarebbe altro che una copia del partito precedente dalle caratteristiche inalterate, giudicate a torto o ragione dai detrattori e dai i sostenitori negative o positive a seconda del credo politico.

Ancor più incomprensibile invece è la chimera di creare il Partito delle Libertà come risultante del tentativo di assorbimento delle altre formazioni politiche del centrodestra, essendo esso nato già morto: gli alleati irritati e soprattutto non interpellati se ne sono giustamente risentiti perché certe scelte (specialmente se si vuole attrarre in una federazione altri soggetti politici) vanno prese di comune accordo. Nessuno in tal caso aderirebbe a questo progetto politico e FI rimarrebbe isolata nell'angolo con l'aggravante che perderebbe irrimediabilmente la leadership sua e del suo leader.

Con i suoi gli ultimi colpi di testa Berlusconi ha dunque causato un duplice disastro: innanzitutto egli ha dato la sponda alle sinistre che d'ora innanzi (a ragione) sottolineeranno le divisioni in seno al centrodestra utilizzando queste divergenze come scusa per non andare ad elezioni prima di aver promulgato una legge elettorale sulla quale temporeggeranno fino alla fine della legislatura, negando a Berlusconi, grazie alla complicità di Napolitano, esattamente ciò che egli voleva ottenere, ovvero le elezioni anticipate. In secondo luogo, se l'obbiettivo di Berlusconi fosse stato quello di strappare qualche elettore ai partiti di centrodestra, mi sa tanto che invece li abbia persi. Il mio voto sicuramente non andrà più al suo partito.

Mi pare francamente una follìa, per una compagine che viaggia intorno al 60% dei consensi ed i cui avversari sono letteralmente a pezzi, il dividersi per fondare un "partito-network" ridicolo e patetico di cui nessuno ha capito il senso né gli obbiettivi.

Meglio sarebbe per Berlusconi chiedere scusa e tornare a dialogare con i suoi alleati ricomponendo alla svelta le fratture perché abbiamo visto con l'esperienza di Prodi quanto si possa perdere nell'arco di pochi mesi in fatto consensi. E, più nello specifico, la smetta Berlusconi di vestire i panni di Cassandra dichiarando sempre ed ossessivamente che Prodi sta per cadere. L'esecutivo doveva cadere sull'Afghanistan e così non è stato. Doveva cadere sulla finanziaria ma è ancora qui. Dovrà cadere - dice lui - sul welfare.

Boh, speriamo, ma la poltrona, lo stipendio e la pensione da parlamentare sono collanti molto forti, anche per chi dice di solidarizzare con gli operai.

Quanto all'elettorato dell'ex-CDL non vorremmo che alla prossima manifestazione di piazza dovessimo chiamare Grillo ed intonare anche noi, come lui ed i sinistri, un bel "vaffanculo".

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