Libere Risonanze: Tattiche Bipartitiche

16 febbraio, 2008

Tattiche Bipartitiche

Personalmente ho sempre odiato la dietrologia perché la ritengo un modo semplice per diniegare o distorcere la realtà conclamata. Diversamente dalla dietrologia che si basa solo su illazioni, ritengo che il campo delle ipotesi sia molto più affascinante e come tale degno di essere studiato. L'ipotesi si differenzia dalla dietrologia per il fatto che esistono indizi molteplici e circostanziati con i quali formulare una discorso logico per prevedere con buona approssimazione la realtà. Ovviamente la validità di tali ipotesi non può essere dimostrata finché esse non vengono confermate dai fatti; comunque sia esse costituiscono un utile esercizio previsionale se le probabilità intrinseche al fatto ipotizzato portano tutte alla medesima conclusione.

Ultimamente ho cercato di analizzare il percorso del PDL e del PD e pensandoci bene l'ho trovato sorprendentemente speculare. L'ipotesi che quindi ho formulato è quella di un accordo sottobanco per far fuori i partitini, una specie di killeraggio organizzato e cammuffato sotto le spoglie della necessità di stabilità.

Oddio, non che mi dispiaccia, s'intende. All'Italia un bel repulisti non potrebbe che fare bene.

Gli indizi di cui scrivo sono precisi e soprattutto, ben bilanciati.

Primo indizio: il PD è nato come fusione di due partiti, la Margherita ed i DS. Anche il PDL è nato allo stesso modo, ovvero dalla fusione di AN e FI.
Secondo indizio: i leaders del PD e del PDL, ovvero Veltroni e Berlusconi (guardacaso i leaders dei due partiti maggiori, DS e FI) si sono incontrati ed hanno parlato a lungo senza rilasciare dichiarazioni eclatanti. Ora, a meno che non si siano scambiati baci e coccole di qualcosa di importante avranno pur parlato.
Terzo indizio: sia il PDL che il PD hanno imposto, come conditio sine qua non per un'eventuale alleanza, lo scioglimento dei partiti preesistenti e dei loro simboli.
Quarto indizio: i partiti non accorpati o federati possiedono più o meno lo stesso peso elettorale sia per quanto riguarda il centrodestra che per quanto concerne il centrosinistra, almeno se si ragiona in termini delle preferenze ottenute in seguito alle elezioni politiche del 2006.
Quinto indizio: entrambi gli schieramenti hanno federato uno ed un solo partito costringendo gli altri a scegliere se correre da soli (e quindi letteralmente a sparire) oppure sciogliersi in favore del rispettivo partito-guida.
Sesto indizio: il partito federato in ognuna delle due coalizioni secondo gli attuali sondaggi possiede più o meno lo stesso peso elettorale, nel senso che la Lega ad oggi è accreditata del 7% e l'Italia dei Valori del 6,5%.
Settimo indizio: PDL e PD hanno stranamente ma categoricamente negato a qualunque altro partito che non fossero Lega ed IDV la possibilità di federarsi nella coalizione.
Ottavo indizio: i partiti apparentati (Lega ed IDV) sono fortemente radicalizzati in una sola parte del territorio italiano: la Lega prevalentemente al Nord, l'IDV prettamente al Sud.

Ora, è proprio grazie a questi indizi che si può di ipotizzare che cosa Veltroni e Berlusconi si siano detti in quella misteriosa oretta di colloqui. Certo, questo ragionamento non è dirimente come fare 2+2, ma mi sembra comunque assai consequenziale.

Probabilmente l'incontro dev'essersi svolto più o meno analizzando e concordando questa tattica:
dopo aver convenuto che gli alleati più riottosi fossero per la sinistra, quelli dell'ala massimalista mentre per Berlusconi, quelli dell'ala centrista e che il peso elettorale della somma di questi ultimi è più o meno lo stesso sia da una parte che da un'altra, sospetto che i due abbiano deciso di tagliarli fuori con un accordo sottobanco. Al momento della decisione, infatti, esisteva un problema: i due partiti federabili accreditati di essere i più forti nel centrodestra e nel centrosinistra, ovvero la Lega e l'Italia dei Valori, non si potevano perdere per la strada perché altrimenti avrebbero ingrossato troppo le file degli oppositori politici degli eventuali vincitori delle elezioni. Se il PDL senza la Lega avesse vinto, infatti, si sarebbe trovata completamente "circondata" da oppositori che sarebbero andati dalla Lega a Rifondazione. Allo stesso modo, se il Pd senza l'IDV avesse vinto si sarebbe trovato a fare i conti con un'opposizione costituita dai massimalisti e da quella di tutte le forze centriste, di centrodestra e di destra.

Nonostante la legge elettorale alla Camera assegni un grosso premio di maggioranza, in siffatto modo al Senato sarebbero stati dolori, perché troppi partiti contro i due "superpartiti" avrebbero presentato rischio di ingovernabilità. La soluzione concordata dai due leaders allora potrebbe essere stata quella del seguente accordo: libertà assoluta di fagocitare più partiti che si poteva (questo faceva parte della normale competizione elettorale) ma possibilità di federare solo un partito per ogni schieramento, ovviamente quello più grosso che non a caso sono Lega da una parte e IDV dall'altra. Di questo apparentamento nessuno dei due schieramenti al Senato ne avrebbe tratto un vantaggio sostanziale poiché la natura regionalistica dei due partiti apparentati avrebbe equilibrato il risultato: un leggero vantaggio al Nord per il PDL ed un leggero vantaggio al Sud per il PD. Un tale accordo avrebbe permesso ad entrambi i superpartiti di federarsi con un solo alleato, politicamente il più forte ma contemporaneamente avrebbe ottenuto l'effetto di spezzare, di fatto, il fronte dell'opposizione dei partiti minori, facendoli crollare inesorabilmente al di sotto dello sbarramento e cancellandoli pertanto dallo scenario politico. Sappiamo benissimo, infatti, che la mancata elezione di un partito in questa tornata elettorale vorrebbe dire il mancato introito di denaro per il suo finanziamento e quindi la sua estinzione assicurata.

Facendo un esempio matematico, sarebbe come se le due percentuali a capo dei due partiti principali assumessero lo stesso fattore di crescita e per giunta in regioni ben definite: mettendo il caso che il PDL parta dal 40% dei consensi ed il PD dal 32%, l'aggiunta della Lega (circa 7%) da una parte e dell'IDV (circa 7%) dall'altra farebbero passare le percentuali rispettivamente al 47% ed al 39% circa. Pertanto alla Camera il distacco risulterebbe assolutamente inalterato.

Per il Senato la scelta dei due partiti da federare si è invece fatta obbligata: se PD e PDL non avessero introdotto la possibilità di allearsi con IDV e Lega, il pericolo maggiore per l'ingovernabilità sarebbe potuta venire dalla natura regionale della competizione in quanto essendo realtà locali molto forti in alcune regioni, sia la Lega che l'IDV sarebbero potuti andare a competere di volta in volta con i superpartiti della loro stessa area politica. Tale pericolo è quindi stato disinnescato con l'artificio dato dalla possibilità di federare i due partiti nelle aree in cui essi sono più forti pur mantenendo l'equilibrio, per cui ad un vantaggio al Nord per il PDL sarebbe corrisposto un analogo vantaggio al Sud per il PD.

Chi fa le spese di un simile piano sono quindi i partiti non coalizzati, in quanto così facendo è stata tolta loro la più grossa stampella a cui appoggiarsi per poter competere a livello locale con i due maggiori partiti.

Insomma, se le mie ipotesi fossero un giorno confermate bisognerebbe davvero complimentarsi con Berlusconi e Veltroni per la loro genialità tattica, in quanto sono riusciti a salvare capra e cavoli facendo al tempo stesso saltare in aria il ponte attraverso il quale si sarebbe incamminato il lupo.

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2 Comments:

Blogger Massimo ha detto...

Se hai ragioni mi rafforzo nella decisione di non votare PdL. Per me esiste ed esisterà sempre la pregiudiziale anticomunista e rifiuto ogni accordo, tattico o sostanziale, con i comunisti, anche se fosse solo per decidere le dimensioni del campo di calcio :-)

sabato, 16 febbraio, 2008  
Blogger Jetset - Libere Risonanze ha detto...

Caro Massimo, secondo me invece questo accordo è stato una genialata. Sfruttare gli avversari per rafforzarsi e poi combatterli, finalmente uniti e senza pericoli di trasformismi, è qualcosa di superlativo dal punto di vista strategico. Io sono piuttosto ferrato sulle strategie di guerra, mi interesso moltissimo e leggo tantissimi testi inerenti a questo argomento e ritengo una grande vittoria strategica ciò che nel quadro delle alleanze è stato ottenuto. Il fine giustifica i mezzi, caro Massimo: avresti forse preferito un Casini all'interno dello schieramento ma che nel bel mezzo della legislatura si fosse comportato come Mastella ed i massimalisti, facendoci crollare mentre Berlusconi tenta di riformare lo stato e dando la vittoria ai comunisti? Io francamente no. Qui non si tratta di inciuci, figuriamoci se io, che sono così nemico delle sinistre, li apprezzerei. Qui si tratta di far fuori i vari Follini di turno che vengono eletti con il tuo voto, pigliano il premio di maggioranza e poi vanno ad ingrossare le file della sinistra. Guarda, io i traditori li odio ancor più dei nemici. In questo caso, pur combattendolo ferocemente, rispetto più Veltroni che Follini e Casini, i quali sono sempre pronti a salire sul carro dei vincitori. E ti dirò, tiro anche un sospiro di sollievo pensando che l'UDEUR corra da sola, perché così facendo togliamo alla sinistra l'argomentazione di avere imbarcato i ladri.

In ultimo, ma non per ultimo, in un clima di conflitto molto simile tra guelfi e gibellini ricorda che Dante mise i violenti nel VII cerchio ma i traditori nel XI e perfino in bocca a Lucifero.

Quindi mi associo alla tua guerra totale nei confronti della sinistra , sarò sempre al tuo fianco, ma se per compattare il nostro esercito occorre fare un accordo (tra l'altro come vedi non svantaggioso per noi) ben venga la trattativa sottobanco. In fondo anche israeliani e palestinesi, statunitensi e russi, iraniani ed iracheni hanno trattato per vie "non ufficiali" ma non mi risulta che essi siano mai diventati amici.

Ciao!

sabato, 16 febbraio, 2008  

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