Libere Risonanze: Finché Oliviero va lascialo andare

10 marzo, 2008

Finché Oliviero va lascialo andare

Ciao ciao Oliviero.

Diliberto non mai è stato simpatico, non ho mai pensato nulla che fosse minimamente compatibile con le sue idee, sempre che di idee sia capace al di là degli slogan leninisti: è uno di quei personaggi che vive politicamente sulla retorica e sull'ANTI. Antiamericano, anticapitalista, antiliberista, insomma, se facesse il medico lo potremmo chiamare antibiotico.

Diliberto ci tiene che lo si chiami comunista e ne va pure fiero: visti i macelli che hanno combinato i comunisti nel mondo, i quindici milioni di morti solo in Russia, i Gulag che erano nientedimento che campi di sterminio, viste le dittature che appoggiavano per non parlare dei disastri economici e della povertà a cui hanno condannato le loro genti, i comunisti sono molto peggio dei nazisti. Ed allora chi va fiero di definirsi "comunista" dovrebbe essere messo alla sbarra per il reato di apologia di comunismo.

Ma la magistratura, si sa, ci sente solo dall'orecchio destro mentre il sinistro è turato da un bel tappo di cerume ed i politici sinistri evitano l'argomento "comunismo" riscrivendo la storia a modo loro: ultimamente si sono scandalizzati che Berlusconi abbia stracciato il loro programma ma essi stracciano continuamente le pagine dei libri di storia che li vedono feroci aguzzini e delinquenti incalliti.

Il nostro amico Oliviero, sapendo che il suo partito certamente sarà fatto a fette dall'elettorato (la somma dei partiti che compongono l'Arcobaleno vale più o meno la quota della sola Rifondazione Comunista delle ultime elezioni) decide di ritirarsi: o meglio, non di ritirarsi del tutto, lui alla presidenza del partito rimane sempre, che, scherziamo? Oliviero cede il suo posto in parlamento ad un operaio della Thyssen scampato alla morte, tal Ciro Argentino già consigliere provinciale in Piemonte. Lacrimuccia e frase di rito: "noi comunisti siamo diversi". Per fortuna, aggiungo io, siete anche quattro gatti.

L'esibizionismo dei politici è cosa triste e molto populista. I comunisti pensano di aver fatto una gran mossa propagandistica, invece io credo di no, perché non si può raggiungere un posto di parlamentare solo grazie ad una tragedia scampata. Per fare il parlamentare occorrono capacità ed un lungo tirocinio, visione imprenditoriale dell'azienda Italia e soprattutto molta, molta cultura. Per far politica occorrono capacità, si può entrare in politica per meriti sul lavoro guadagnati sul campo o per intelligenza politica dimostrata ma non perché ci si è salvati da un incendio, per quanto io ne sia felice. Non si può sbattere uno in parlamento solo perché è comunista e perché ha corso più velocemente degli altri. Siamo certi, infatti, che se non fosse avvenuto il fatto della Thyssen il Sig.Argentino il posto da parlamentare l'avrebbe visto col radiotelescopio. Ed allora qual'é il discriminante tra la candidatura e l'anonimato? La fatalità. Bel modo di scegliere i parlamentari.

Vabbé che far politica peggio di Diliberto è molto difficile. Forse ci sono riusciti Stalin, Mao e Chavez, chissà. Ma la sostituzione di un comunista con un altro comunista solo perché questo si era trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato è un'ottusità incredibile.

Sarebbe come se candidassimo un imprenditore non per i propri meriti ma perché è stato rapinato e picchiato nella sua villa o che eleggessimo le donne violentate perché hanno subito uno stupro. Ridicolo.

Altra cosa ridicola è il motto che ultimamente va di moda negli ambienti comunisti e che recita "mai con i padroni", richiamando ancora quelli "dali beli braghi bianchi" di antidiluviana memoria: una visione di società arcaica ed estinta, ancora impantanata in uno scontro classista già fossilizzato dalla storia. Oggi i "padroni" (ma padroni di che? semmai titolari dell'azienda!) hanno bisogno di far squadra unica con i loro operai e gli operai hanno bisogno di titolari intelligenti e capaci. Questo sì è un discorso da promuovere. I comunisti invece dopo ormai 60 anni dalla fine della guerra non ci sono ancora arrivati. Essi non capiscono che se si tira troppo la corda contro gli imprenditori, i "padroni" si rompono le scatole, vendono tutto e se ne vanno in Cina od in Vietnam e gli operai, di conseguenza, se ne tornano a casa.

Ma forse è proprio questo l'obbiettivo dei comunisti: niente più fabbriche, niente più incidenti sul lavoro: solo rapine ai panifici per una pagnotta.

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1 Comments:

Blogger Angelo D'Amore ha detto...

In italia ci sono anche comunisti camuffati come Veltroni che si dice socialista come Zapatero o progressista come Obama.
Il problema maggiore e' che ci sono tantissimi nuovi comunisti anzi, anti-berlusconiani, convinti che cio' sia vero.

martedì, 11 marzo, 2008  

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