Libere Risonanze: Roma, Italia in miniatura

29 aprile, 2008

Roma, Italia in miniatura

Certo che la sinistra da due anni a questa parte deve sentir bruciare il sedere come se fosse andata a letto con Rocco Siffredi...e lo scoprirsi piena di emorroidi certo non le giova.

Prima i fischi e le contestazioni a Prodaccio, poi la batosta elettorale, la cancellazione dei massimalisti, l'illusione dell'ennesima vittoria a Roma dopo le percentuali del primo turno ed infine una strapazzata a Rutelli nel ballottaggio come nemmeno la Ferrari dei tempi di Schumacher (o quelli attuali) avrebbe saputo riservare agli avversari.

Meno male per loro che non vi sono più elezioni da perdere: i rossi escono dal confronto con i cittadini italiani ridotti talmente male da sfiorare la compassione. Caspita, gli italiani sono davvero un popolo particolare, portano una pazienza certosina ma quando si rompono le scatole vanno giù durissimo, altroché rivoluzione francese...

Oggi in Italia è veramente cambiato tutto: la gente sa guardare molto più avanti di quello che i politici pensano. Il popolo vuole i risultati, nulla importa agli italiani di ideologìe che da sessant'anni puzzano di marcio e di giochini in salsa politichese. Alla gente interessa il poter uscire per strada senza trovarsi un coltello alla gola, il poter portare i propri figli a scuola, una scuola severa che prepari al mondo del lavoro e non un covo di spinellati fancazzisti dotati del sei politico.

Il sessantotto è molto, molto lontano, più di quarant'anni fa. E' lontano non tanto nel tempo ma nella mentalità della gente, che a forza di farsi spingere verso il ciglio dell'orrido da politicanti farseschi, arrivata all'orlo del burrone si ferma e si ribella con decisione.

La gente ha capito che in un clima di terrore diffuso le città devono essere amministrate con il pugno di ferro invece che con il solito buonismo e lassismo made in PD. Il popolo ha compreso che le notti bianche erano solamente panem et circenses, anzi, solamente circenses visto che ormai le fascie sociali più deboli che la sinistra aveva giurato di difendere "facendo piangere i ricchi" sono costrette a raspare nell'immondizia per poter mangiare.

Nemmeno dopo la disastrosa seconda guerra mondiale eravamo ridotti in questo modo: allora c'erano sì macerie dappertutto ma erano macerie fisiche, non morali.
Però, siccome ogni batterio ha la sua cura l'italiano ha deciso di intervenire con pesanti antibiotici delegando al centrodestra il gravoso compito di curare il moribondo, affidando all'unica forza credibile che ha dimostrato di saper fare qualcosa di positivo un'Italia allo sbando ed allo sfascio.

Non interessa agli italiani quanto possa essere forte la cura e quali possano essere gli inevitabili effetti collaterali: di fronte ad una malattia curata con placebo e che ha portato prima alla febbre alta, poi al coma ed infine al blocco di tutte le funzioni vitali, il popolo ha scelto la via dell'interventismo.

Interventismo nei confronti della criminalità diffusa ed imperante. Interventismo nei confronti della magistratura che sbatte arbitrariamente e senza prove in galera chi ruba una gallina ma lascia libero di girare lo stupratore, l'assassino ed il pedofilo. Interventismo nei confronti di un paese spermuto come un limone e ridotto alla bancarotta che anche oggi ( Vedi Articolo ) svela il suo vero volto al di là delle balle raccontate per due anni dai ministri di Prodi. Interventismo nei confronti di quelle fascie sociali più disagiate alle quali la sinistra non ha saputo proporre un piano di salvataggio credibile ma solamente acuire un fantomatica guerra contro i datori di lavoro, snobbando il fatto che né gli uni né gli altri possono sopravvivere senza una stretta collaborazione tra essi. Interventismo nei confronti di uno schieramento che chiacchera di poltrone e di seggi per poter sopravvivere grazie al voto dei Matusalemme a vita quando le persone si prodigano con l'algebra lineare allo scopo di far tornare i conti a fine mese. Intrventismo nei confronti dei NO su tutto e di quelli sindacali, vetuste vestigia di una lotta di classe che non ha più senso e non è più di alcuna utilità per chi la combatte.

Anche se ad un osservatore poco attento tutto ciò potrebbe sembrare scollegato con l'elezione di Alemanno al ruolo di sindaco di Roma, queste considerazioni sono invece essenziali per capire le motivazioni dei correnti esiti elettorali in un clima nel quale i cittadini hanno dato vita ad un trend che ha asfaltato tutte le spocchiose velleità delle centinaia di sinistre unite solo dall'odio per Berlusconi.

Roma, insomma, non è altro che un'Italia in miniatura. Stessi problemi e stesse paure.

Il paese e la città di Roma ringraziano i loro stessi cittadini: basterà una convalescenza attiva di soli cinque anni, un lustro che darà lustro all'Italia ed alla città eterna.

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