Come Pearl Harbor
Ebbene, ciò che è stato fatto nei confronti di Berlusconi ieri mi ricorda molto da vicino l'inizio della seconda guerra mondiale nel Pacifico. Berlusconi ha subìto un duro colpo ma i magistrati non hanno trovato nella rada attaccata le portaerei. E questo è il più grave errore che essi abbiano potuto commettere, perché da ora innanzi sarà guerra a tutto campo.
Innanzitutto permettetemi di suggerire al Presidente del Consiglio una strategia: è un gravissimo errore cercare pervicacemente di governare. L'occasione è ghiotta e la vittimizzazione dietro l'angolo. Se Berlusconi decidesse di mandare tutti a casa ed indire nuove elezioni otterrebbe uno strike clamoroso, perché ogni italiano che ha un briciolo di intelligenza ha capito che il Presidente del Consiglio è attaccato solo per aver vinto le elezioni. Né avrebbe alcun potere Napolitano: potrebbe dare l'incarico a mille governi tecnici che però, visti i numeri, sarebbero polverizzati dalla maggioranza non appena la prima legge facesse capolino (o magari perfino alla votazione della fiducia).
Già oggi i sondaggi rivelano che la maggioranza naviga attorno al 50-52%, immaginatevi cosa accadrebbe se Berlusconi rimettesse il mandato nelle mani degli italiani e si ripresentasse per la Presidenza del Consiglio dicendo "spetta a voi decidere, siete voi il vero giudice supremo. Volete ancora l'ICI, i clandestini, i noglobal, le tendopoli in Abruzzo, l'amministrazione pubblica a pezzi, i rifiuti per la strada, uno come Prodi, etc... oppure continuo io?". Ebbene, sarebbe un colpo di teatro talmente strepitoso che Petrolini al suo cospetto si seppellirebbe per manifesta incapacità.
In secondo luogo Berlusconi farebbe saltare per aria la diga, prendendo la sinistra con le braghe calate in mezzo al guado. Mai la sinistra si è trovata così a pezzi. Sarebbe il suo completo annichilimento. Non a caso gli esponenti del PD si affannano a dire che Berlusconi deve continuare a governare. In sostanza stanno ammettendo che se la patata bollente del governo passasse a loro ne morirebbero fulmineamente. E quindi, io, da sempre molto cattivo e spietato nelle battaglie che decido di combattere, li porterei alla disperazione e li farei annegare come topi.
In terzo luogo (e qui la Corte Costituzionale ha commesso un gravissimo errore) è stato sentenziato che Berlusconi non può godere di privilegi rispetto a tutti i comuni cittadini. Ebbene, non starò a commentare questa sentenza di cui ho un'opinione pessima perché in realtà trattasi di condanna politica.
Però, prendendo per buona l'obiezione della Corte Costituzionale secondo cui nessuna carica dello Stato può arrogarsi il diritto di navigare sopra le leggi, faccio notare che lo stesso deve valere per i giudici. Questa argomentazione sarà usata quando si approverà la riforma della giustizia.
Nessun professionista in Italia, se sbaglia, deve essere immune da denunce, dalla radiazione dall'albo professionale, da condanne penali e civili. Un medico che uccide i suoi pazienti si fa la galera. Un ingegnere che progetta case instabili viene sbattuto al fresco. Insomma, chi durante l'esercizio del suo lavoro cagiona un danno a terzi ne risponde civilmente e penalmente.
Ebbene, attualmente i magistrati sono l'unica categoria in Italia che non risponde mai dei suoi errori. Ad un magistrato che intenzionalmente o no sbatte in galera per trent'anni un innocente, alla fine della fiera non tocca né un giorno di galera, né una pena pecuniaria (semmai paga lo stato, ovvero il contribuente!) e certamente nessuno di essi viene radiato dall'albo, anche perché chi giudica i magistrati sono altri magistrati.
Pertanto i giudici costituzionali sembrano non essersi accorti che questa sentenza servirà a tempo debito per riformare la giustizia fino al midollo: come è intollerabile che il Presidente del Consiglio sia al di sopra delle leggi, parimenti è intollerabile che un giudice possa servirsi a suo piacimento del potere conferitogli senza pagare le conseguenze in caso di errore al pari di un qualunque cittadino appartenente ad un qualunque altro ordine professionale.
E, nella fattispecie, è giusto creare per i giudici un tribunale completamente svincolato che operi nell'interesse delle vittime della giustizia e che intervenga pesantemente contro chi sbaglia.
La flotta è momentaneamente fuori uso. Ma abbiamo ancora l'atomica...
Etichette: Politica Interna
3 Comments:
la penso esattamente uguale sulla casta "magistrati". purtroppo non sono altrettanto convinto che l'ennesima guerra senza quartiere (COME SE FOSSE MAI FINITA) possa portare a qualcosa di positivo, visto il terribile periodo econnomico. purtroppo la guerra senza quartiere porta solo danni.
mah--- un caro saluto
Bravo jet e anche gabbiano.
Il punto é sempre quello, la casta dei magistrati fa il bello e il cattivo tempo sempre impunemente..
Lontana
Ciao, invece io credo che sia proprio una bella guerra senza quartiere che occorra. Troppe volte si è cercato l'inciucio od il placet della sinistra tramite manovre silenziose. Ora è il momento di andare in guerra. Tutto il popolo del centrodestra in massa sta dicendo "slegateci le mani". Siamo stufi di rimanere in difesa, di dover motivare una foto in una normalissima festa, di doverci giustificare se il premier ha brindato con una escort, se fa cucù alla Merkel, porta una bandana o racconta una barzelletta. Ora BASTA!!! Sarà guerra a tutto campo. I giudici devono venire per primi: si faccia immediatamente una riforma della giustizia che responsabilizzi i magistrati. Chi sbaglia intenzionalmente o no si fa la galera, viene cacciato dall'ordine e risarcisce personalmente il danno. Solo così possiamo regalare all'Italia una giustizia accorta ed attenta a ciò che fa. Poi cominciamo a segare le gambe al PD, a Di Pietro, alla sinistra ed ai cattocomunisti, iniziamo a comportarci come loro. Appena uno di essi dice o fa qualcosa, anche senza cattive intenzioni, dev'essere messo in condizioni di prendere le stesse legnate che prende il nostro premier. Fa bene Feltri a picchiar duro. E' ora di passare all'attacco, perché i sinistri si sono abituati a mandare avanti gli amici, a lanciare il sasso e ritrarre la mano.
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