Libere Risonanze: Basta con i giornalisti avventurieri !

20 marzo, 2007

Basta con i giornalisti avventurieri !

Nella giornata di ieri è avvenuta la solita farsa dello scambio di prigionieri: un innocente per cinque criminali. Davvero una bella soddisfazione.

Come al solito e senza alcun buonsenso i giornali e le TV continuano ad inviare nelle zone più pericolose ed impervie della terra i loro fotoreporter, incuranti dei pericoli a cui essi vanno incontro e soprattutto dei pericoli che essi fanno correre ad eventuali soccorritori intenzionati a salvarli.

Infatti, a differenza di quanto accadeva in una guerra convenzionale dove un reporter rischiava la pelle solo in caso di una pallottola vagante o di un bombardamento improvviso, nella guerra innescata dal terrorismo è il reporter stesso ad essere un obbiettivo strategico ed appetibile, tanto più prezioso quanto più la testata per cui lavora è importante. In un mondo in cui i terroristi cercano visibilità compiendo perfino stragi nei mercati è inutile dire che una troupe che scorrazza disarmata in certi paesi è un'occasione troppo golosa per non essere colta.

Quanto a questi giornalisti, la loro incoscienza è pari solo alla loro presunzione: essi credono di muoversi nell'ombra e di rimanere occultati in paesi diversi socialmente, culturalmente e morfologicamente dal loro confondendosi con la popolazione locale, salvo poi tirare fuori l'attrezzatura fotografica in mezzo alla folla non appena credono di poter documentare uno scoop.
In altre parole, essi sono visibili come elefanti in un monolocale e questo loro atteggiamento sconsiderato provoca troppo spesso ripercussioni devastanti.

Già parecchie volte, infatti, i giornalisti hanno perso o rischiato la vita per via della loro leggerezza: tra i tanti episodi possiamo ricordare la drammatica vicenda di Ilaria Alpi, trucidata da criminali per rapina o la drammatica esecuzione di Enzo Baldoni, il reporter che raccontava la sua verità, fatta di statunitensi diabolici e di arabi pacifici, gli stessi che invece l'hanno fatto a polpette.

Questo però sembra non aver fatto desistere i giornali dall'invio dei loro reporter in quelle zone, né ha convinto questi ultimi ad opporre un secco rifiuto, visto che con impressionante solerzia essi continuano a farsi rapire: è il caso della Sgrena, il cui rapimento costò la vita a Calipari ed ora è toccato a Mastrogiacomo la cui avventatezza ha indirettamente causato la decapitazione di uno dei suoi collaboratori.

Il problema di fondo, inoltre, è che ogni volta che questi personaggi vengono rapiti ci va di mezzo lo stato, che deve trattare, pagare riscatti milionari (con cui i terroristi acquisteranno nuove armi) e scarcerare (o far scarcerare) pericolosi delinquenti, costretto dall'opinione pubblica a calare letteralmente i pantaloni.

E così, invece di accontentarsi di seguire semplicemente le missioni militari astenendosi dal girovagare per Iraq ed Afghanistan, questi reporters ufficiali o freelancers d'assalto si vanno a mettere nei guai obbligando le proprie nazioni a mobilitarsi per interi mesi, muovere macchine d'intelligence costisissime, "bruciare" agenti segreti, pagare onerosi riscatti, alimentare tensioni internazionali e scarcerare pericolosi terroristi.

Un governo serio dovrebbe tamponare una volta per tutte questa emorragia richiamando in patria tutti i suoi cittadini non affiancati dall'esercito, siano essi medici, membri di associazioni onlus, religiosi od altro e chiarire una volta per tutte che chi rimane, incurante di questo avvertimento, lo fa a suo rischio e pericolo perché in caso di rapimento nessuna trattativa verrebbe avviata con chichessìa.

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3 Comments:

Blogger Massimo ha detto...

Un governo serio non si affiderebbe ad un nemico dell'Occidente come Gino Strada per aprire delle trattative e, per salvare una vita, mettere in libertà 5 assassini che di vite adesso ne potranno sopprimere a decine.

martedì, 20 marzo, 2007  
Blogger Jetset (Defendit Numerus) ha detto...

Sì, caro Massimo, e l'aggravante sta nel fatto che così facendo il nostro governo diventa un esempio di doppiezza: madiamo le truppe per fermare i talebani e poi trattiamo con loro alla prima difficoltà. Ma l'Italia è stata sempre un esempio di doppiezza, basti ricordare la missione in Somalia dove, mentre tutti gli altri davano la caccia ai signori della guerra, noi trattavamo con loro.

martedì, 20 marzo, 2007  
Blogger Antonio Candeliere ha detto...

Con il governo Berlusconi c'era Maurizio Scelli, con Prodi Gino Strada...La politica estera italiana deve essere fatta da politici e in maniera degna!!!

lunedì, 30 aprile, 2007  

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