Libere Risonanze: Così arringò Zar-Eltsin

24 aprile, 2007

Così arringò Zar-Eltsin

Il giorno 23 Aprile 2007 si è spento Boris Eltsin. Questo personaggio ambiguo segnò nel bene e nel male il passaggio dall'Unione Sovietica alla CSI ed introdusse di colpo il seme della democrazia (pur se chiaramente oligarchica) in Russia.

Difficile fu il compito di quest'uomo i cui contorni politici non sempre appaiono chiari e condivisibili. La Russia, dopo lunghi decenni di comunismo ebbe l'occasione improvvisa di cambiare percorso.

Il cammino della Russia verso la democrazia infatti iniziò con Gorbaciov e la sua "perestroika". Tale novità, dopo lunghi anni di oscurantismo comunista ebbe a dir poco un effetto esplosivo: Gorbaciov infatti intendeva dar vita ad un nuovo corso russo in maniera lenta e progressiva. Questo a mio parere sarebbe stato il miglior modo di traghettare la Russia verso l'Europa, abbandonando il comunismo con gradualità per far posto all'economia di mercato e soprattutto dando tempo allo stato per riorganizzarsi e per plasmarsi sulla morfologìa dell'assetto politico era imminente a prendere il sopravvento.
Purtroppo la Russia non potè permettersi questo lusso, perché larghe parti dell'establishment appoggiate da un esercito che vedeva scemare i propri privilegi tentò un colpo di stato confinando Gorbaciov nella sua dacia in Crimea.
Da questa vicenda iniziò la rapidissima scalata di Eltsin al potere: mentre l'esercito russo presidiava ancora piazze e strade, Zar Boris salì su un carro armato dell'esercito lealista per arringare alla folla, dando prova di enorme coraggio e impressionando il mondo con le immagini che più di tutte sono rappresentative della sua carriera. Iniziò così uno scontro frontale tra le due fazioni dell'esercito, quella capeggiata da Eltsin (sostenuta anche dalla maggioranza della popolazione) e quella dei militari che diedero vita al tenativo di putsch contro il potere costituito. Dopo alcuni giorni di caos l'esercito ribelle capitolò: al suo rientro Gorbaciov venne accusato di una gestione del potere lassista ed incompetente dando il fianco ad Eltsin il quale lo espose al ludibrio generale in un memorabile faccia a faccia. Gorbaciov, dopo questo smacco non poté far altro che rassegnare le sue dimissioni. Dopo questa vicenda ed avendo ormai in mano le redini della Russia, Zar Boris cercò di traghettare frettolosamente il paese verso l'economia di mercato, avendo sentore di quello che di lì a pochi anni sarebbe capitato: un secondo tentativo di colpo di stato provocato da settori dell'esercito sempre più scontenti delle proprie condizioni. Infatti, cercando di agganciare la Russia ad un modello economico più flessibile e simile a quello occidentale, Corvo Bianco fu costretto a tagliare le spese militari, riconvertire le industrie belliche e privilegiare la nuova borghesia ai danni della casta militare. Questa volta però Eltsin non si fece cogliere impreparato ed il suo controllo sull'esercito fu più solido, tanto che durante il secondo tentativo di presa del potere la ribellione poté contare solo su un esiguo numero di truppe che peraltro furono subito isolate mentre i loro capi, asserragliatisi alla Casa Bianca (sede del parlamento russo) furono presi a cannonate per esplicito ordine del Presidente russo.

Questo avvenimento però segnò profondamente la neonata democrazia in Russia e di conseguenza, al fine di assicurare alla Russia una maggiore solidità nei confronti di altri tentativi di presa di potere, il processo verso le riforme targato Eltsin si fece ancora più impellente e squilibrato; fu proprio per questo motivo che la nuova borghesia russa, quella di coloro che diventarono improvvisamente grandi capitalisti grazie alle risorse naturali del loro paese non impattò contro alcuna regolamentazione sociale, essendo lo stato ancora giovane e farraginoso nonché inadatto a contrapporre un qualunque controllo sui nuovi potentati. Ben presto quindi, molti tra i grandi capitalisti russi virarono le loro attività verso un assetto criminoso dando vita ad una delle più potenti mafie del mondo. Per quanto concerne Eltsin, in questo contesto egli sembrò addirittura favorire la proliferazione di tali mafie; il motivo di questa tolleranza fu in realtà il compimento della strategìa "del contropotere", ovvero il contrapporre all'esercito un potere forte e prospero, sostitutivo dell'ancora troppo fragile stato democratico; un potere, cioé, che traesse vantaggio dal nuovo corso russo e che quindi scoraggiasse qualunque altro tentativo di golpe da parte dei militari o dei parlamentari della Duma. Il fatto di permettere insomma la corruzione e coinvolgere molti esponenti politici chiave (oltre ovviamente a se stesso) nella spartizione dei proventi di attività spesso assai poco lecite, garantiva ad Eltsin la definitiva consacrazione della Russia a paese postcomunista ed allontanava di conseguenza il pericolo di nuovi revanscismi.

Questo personaggio tanto controverso ebbe pertanto il merito di far compiere al suo paese l'unico possibile salto verso il capitalismo e la democrazia, pur se di democrazia tra virgolette sempre si trattava. Questo salto però costrinse Eltsin ad operare una scelta che la Russia pagò negli anni a venire perché a fronte dell'introduzione delle libertà civili, della pace con l'occidente e delle partnership con Europa e Stati Uniti, la Russia fu servita su un piatto d'argento alle sue stesse mafie ed ad oscuri poteri che tutt'ora ne tengono saldamente le redini in mano.

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