Libere Risonanze: Le vacche grasse sono dimagrite

22 maggio, 2007

Le vacche grasse sono dimagrite

E' una situazione che abbiamo già visto in passato: l'Europa bellamente svaccata sul suo capitalismo, grassa di opulenza e gravida di menefreghismo mentre gli Stati Uniti devono sobbarcarsi la difesa del mondo intero. E' stato così durante la guerra fredda, nella quale facevamo fatica perfino a concedere due ettari di terreno per l'installazione dei missili cruise (ed oggi per la base di Vicenza), è stato così per l'Afghanistan e per l'Iraq in cui molti paesi europei se ne sono strafregati o peggio (perché è una presa per i fondelli) hanno adottato quella linea di pensiero limbica dell'intervengo ma non combatto.

Abbiamo fatto i cialtroni, insomma. La cialtroneria però è un difetto "a termine".

Gli alleati statunitensi, stufi di veder crepare i propri ragazzi mentre noialtri alle 13.00 con la bocca piena di spaghetti ascoltiamo distrattamente quanti soldati sono stati fatti secchi, si sono finalmente imposti e ci chiedono di dare il nostro contributo in termini di intervento militare visto che il petrolio a noi fa comodo più che a loro e che i nostri confini sono più permeabili dei loro.

E' insomma finita l'epoca delle vacche grasse. Forti di un'Europa finalmente non del tutto ostile grazie all'elezione della Merkel e di Sarkozy gli Stati Uniti per la prima volta intendono giustamente battere cassa.

L'Italia piagnona e mammona ovviamente si distingue per la sua inettitidine: già si preparano manifestazioni imbecilli dei centri sociali, dei noglobal e dei massimalisti contro Bush. Arrivasse Bin Laden in persona lo accoglierebbero con specialità tipiche e ghirlande floreali.

Purtroppo siamo il paese che più ha necessità del petrolio ma che meno fa per assicurarsi che esso non cada nelle mani dei terroristi invece che di un governo eletto democraticamente.

Ci scappa la lacrimuccia (e mille polemiche) per un nostro militare ammazzato da una pallottola quando gli altri paesi convivono tutti i giorni con tragedie che falciano interi plotoni, come se la nostra interpretazione del "fare il soldato" fosse un mestiere paragonabile allo scaldasedie, cosa che per molti anni siamo disonoratamente stati costretti a fare a causa di politici ondivaghi e doppiogiochisti. Ovviamente questo non significa mandare allo sbaraglio il nostro esercito: esso deve essere protetto e ben equipaggiato in modo tale da mantenere più basso possibile il rischio di perdite e questo lo si ottiene quando invece di farsi correre dietro dai terroristi li si fa a pezzi prima, insieme a tutti i loro accoliti.

Insomma, la gens italica dal tempo dei Romani è regredita allo stadio larvale tanto che a volte preferirei il medioevo, dove almeno chi sosteneva una fazione dava la vita per essa.
In questa sconsolante cornice riusciamo ad aggravare il tutto con dichiarazioni come quelle di Fassino secondo cui dovremmo invitare al tavolo delle trattative i talebani e quelle di certa parte della sinistra che recita "morte all'occidente" in una sorta di orgasmo popul-idio-autolesionista, come se essa vivesse al Polo Sud.

Quindi andiamo avanti per inerzia, non vogliamo saperne di fare la guerra a chi vorrebbe sterminarci solo in quanto infedeli (od in quanto impedimento all'avvento dell'integralismo islamico) finché qualcuno non penserà di portare qui un'atomica ed a farla scoppiare in una nostra città: per ora, invece, laviamo via il pensiero delle minacce credendo di ammansire i fanatici mediante conferenze di pace, forze di interposizione e dialogo internazionale, come se una chiaccherata potesse fermare l'inaudita violenza di quelle che sono vere bestie o quattro poveracci (che tra l'altro non possono né muoversi liberamente sul territorio né sparare un colpo) fossero in grado di persuadere gli Hezbollah quando le scie dei razzi Qassam striano il cielo sopra le loro teste.

Personalmente chiamo questo comportamento sociologico "sindrome dello struzzo": nessuno di noi esiterebbe mai, se avesse una pistola in mano, a scaricare il caricatore contro qualcuno che minacciasse di morte la sua famiglia ed i suoi figli. Però se qualcuno minaccia noi, la nostra famiglia, i nostri figli ed altri milioni di persone non ci armiamo nemmeno di una pistola ad acqua.

Incredibile, non è vero?

L'Occidente tutto deve mettersi in testa che la guerra va fatta perché SIAMO in guerra e non l'abbiamo iniziata noi, va fatta subito e con tutti i mezzi a disposizione prima che i terroristi riescano a dotarsi di armi troppo pericolose: va colpito materialmente Akhmadinejad, invece di prenderci in giro con ultimatum commerciali che rendono solo più dolorosa l'agonia della popolazione. Va fatta insomma un'azione rapida e devastante, mirata contro il regime. Vanno fermati gli Hezbollah, boicottandone ogni attività ed appoggiando Al-Fatah - sempre a condizione che voglia la pace. Va sradicato il cancro del terrorismo colpendo in tutto il mondo anche contro la volontà dei paesi ospiti e l'ONU invece di balbettare demenziali quanto inutili masturbazioni politiche dovrebbe IMPORRE ai propri paesi membri l'obbligo di concedere l'intervento sul proprio suolo a truppe internazionali nel caso in cui il terrorismo vi si annidasse.

Infine si faccia pure una conferenza internazionale: una conferenza DI GUERRA.

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