Libere Risonanze: Il Giorno della Memoria

27 gennaio, 2008

Il Giorno della Memoria

Oggi 27/01/2008 si celebra il giorno della memoria. Un popolo dovette subire bestialità inenarrabili, un altro popolo condotto alla guerra da un'ideologia blasfema e rivoltante divenne il suo aguzzino.

Questi due popoli albergano entrambi nella nostra realtà, perché essa è composta in parte da vittime ed in parte da carnefici. Non mi soffermerò sugli eventi storici che narrano di quell'olocausto, cosa che potrete trovare su un qualunque trattato di storia.

Oggi accompagnerò il pensiero di ciò che accadde oltre sessant'anni fa con la considerazione di quanto sia necessario combattere con tutti i mezzi chiunque, siano essi leaders, popoli o stati, predichi l'odio barbaro e cieco.

Esistono in verità due diverse guerre: quelle di conquista, di sopraffazione e di regime e quelle che tali eventi intendono eliminare.

Una bomba potrebbe sembrare la stessa identica e terribile arma perché uccide esseri umani.

In realtà gli esseri umani non sono tutti uguali. Tra una bomba in un mercato che dilania innocenti ed una bomba sulle teste di chi in quel mercato cerca di provocare una strage vi è una sostanziale differenza, la stessa che intercorre tra uno stupratore e la reazione della vittima per sottrarsi allo stupro, tra quella che vede un serial killer uccidere gente innocente e quella che il boia applica quando inietta nelle vene del killer il veleno.

Noi siamo in un mondo in cui prede e predatori si intrecciano: ebbene, siccome non possediamo poteri soprannaturali né bacchette magiche per trasformare questa nostra Terra in un paradiso, dobbiamo scegliere da che parte schierarci e da che parte combattere utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione.

Io la mia scelta l'ho fatta fin da quando ero piccino, come i popoli liberi sessant'anni fa fecero. Avrei voluto vedere che efficacia avrebbe avuto lo sventolare bandiere arcobaleno davanti ad Auschwitz, davanti ai Gulag russi, alle camere di tortura della Stasi e quelle di morte volute da Saddam, davanti al palazzo di Ahmadinejad od alla corte di Bin Laden.

Per questo credo che l'unico mezzo per combattere questa barbarie e questo inferno sia la forza quando occorre ed il dialogo quando l'interlocutore mostra di volerlo seriamente.

Le due cose non contrastano, contrasta il fatto che nel 2008 vi siano ancora bestie che credano nel genocidio e che costringano le donne ad indossare un burka, che sarà il loro sepolcro per tutta la vita.

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