Libere Risonanze: Undici suonati ed uno 0-3

09 giugno, 2008

Undici suonati ed uno 0-3

Premetto che non sono un appassionato di calcio, sono andato allo stadio in tutto tre volte in vita mia, non me ne frega niente né del campionato né delle coppe, non tifo per nessuno, non ho Sky e non ci penso nemmeno ad abbonarmi, non sto attaccato alla radiolina la domenica ed odio le chiacchere da bar sulle partite di calcio. Seguo solo i mondiali e gli europei, tifo ovviamente per l'Italia ma non mi straccio le vesti se perde così come non divento matto se vince.

Sono un tifoso "freddo" e forse proprio per questo sono un "obiettivo incompetente", ovvero il migliore commentatore possibile perché non condizionato da animosità né da campanilismi.

Ebbene, oggi ho visto la nazionale giocare contro l'Olanda. Direi che dai mondiali non è cambiato assolutamente nulla: schifo avevamo fatto allora - se si eccettua la partita contro la Germania - schifo facciamo ora. La differenza sta tutta nello stellone che fece vincere alla nostra nazionale il titolo mondiale nel 2006, nonostante essa avesse subito il gioco praticamente di tutti i suoi avversari e si fosse salvata sempre dal disastro con le unghie, con San Buffon ed appunto, con una fortuna sfacciata.

Fine del commento tecnico.

Ora inizia quello mediatico, ovvero la nota divertente: a differenza di quanto accade per i tifosi italiani inquadrati in quel di Berna, credo di non aver mai riso così tanto in vita mia. Il commento RAI è stato insuperabile, degno del miglior Petrolini.

Si inizia con i due commentatori che parlano della "qualità tecnica delle due squadre". A sentir loro abbiamo già vinto l'europeo, l'Olanda non fa paura, è una squadra che non ci batte da tre ere geologiche - come se questa fosse una garanzia di vittoria. Loro non hanno niente, i difensori sono lenti e le nostre punte vere macchine da guerra. L'inno nazionale mette i brividi, si canta fieri della nostra superiorità genetico-pallonara. Viene tirato fuori perfino il fatto che Berna ci porta bene e che lunedì di non so quanti secoli orsono Mazzola segnò il gol all'europeo (e ci viene servito un documento storico che potrebbe benissimo essere oggetto di studio in superquark in cui si vedono indistinte forme grigie calciare una cosa rotonda).

Io invece mi ricordo una partita con l'Olanda di un europeo od un mondiale (non ricordo bene) nel 2000 o giù di lì vinta ai rigori, nella quale nella nostra porta evidentemente c'era Dio: Egli si dovette pure impegnare perché subimmo tiri, cross, passaggi, dribbling per tutta la partita e relativi supplementari, come se noi si fosse andati a prendere il caffé. In quell'occasione avemmo tutte le divinità, da Visnù ad Allah, dai Totem ad Hermes dalla nostra parte, in quanto nonostante ci avessero massacrato dal fischio d'inizio a quello finale riuscimmo a vincere la partita. Vabbé, evidentemente la memoria storica dei commentatori si ferma ai risultati. Speriamo bene.

Il match s'incanala subito verso il disastro. I nostri, come fantasmi, corrono dovunque ma la palla è sempre nei piedi degli olandesi che si fanno beffe di noi come e quando vogliono. Non appena la nostra squadra supera la trequarti con un suo attaccante a cui viene proposto il classico schema di chi non sa che pesci pigliare, ovvero "palla lunga e pedalare", le voci dei cronisti si fanno concitate, il gol è ormai una questione formale. Loro ci subiscono - noi siamo più veloci, più tecnici, più in forma, anche più belli, però io evidentemente vedo un'altra partita perché riusciamo a fermarli solo arrivando come dei kamikaze sulle loro gambe. Iniziano le ammonizioni, tutte la nostro carico.

A questo punto nei commentatori non s'insinua il dubbio che non siamo all'altezza, per carità, ma che "segneremo a lungo andare, non subito, non c'é fretta". Già, non c'é fretta, ed infatti ci becchiamo il primo diretto dritto sui denti ed andiamo sotto. Segue una noiosissima analisi del gol, è fuorigioco o non è fuorigioco, Panucci stava a terra e non si sa che ci facesse lì accovacciato, se dolorante, sfiatato oppure se stesse cercando le sue lenti a contatto tra l'erba. Boh, secondo me, fuorigioco o no, il gol era meritato e comunque non giochi a calcio se non accetti il fatto che l'arbitro può benissimo sbagliare.

Dopo il colpo ricevuto, i commentatori, non contenti, continuano: "abbiamo più qualità, c'é tutto il tempo per recuperare, siamo i campioni del mondo ma stiamo messi male sul campo". Già, non sono i nostri giocatori che fanno pietà, è colpa della posizione. Beh, dico, allora se siamo messi male ci vogliono dai tre ai sei secondo per sistemarci meglio. Non faccio in tempo a pronunciare queste parole e ZAC! 2-0 e palla al centro.

I cronisti ci rimangono ovviamente di sasso e cominciano a rincuorare il pubblico con azzardate speranze, cercando più di far coraggio a loro stessi che agli spettatori e negando ciò che è evidente a tutti: giocando così perderemmo anche contro il Bar "Al Sangiovese", amatori di infima categoria.

Finisce il primo tempo. Non ne abbiamo fatta bene una, non un tiro in porta, non un passaggio preciso, solo un sacco di tiracci a vuoto e schemi pari a zero. Io non sono un appassionato di calcio e forse non ne capisco niente ma so riconoscere la cacca dalla cioccolata. Per fortuna, perché sono ghiotto di cioccolata.

Parte nuovamente il commento speranzoso, invece di chiamare un esorcista si fa sapere urbi et orbi che "abbiamo le potenzialità per recuperare, ma vanno innestati Cassano, Del Piero, questo e quello". Ma non era un semplice problema di posizione? Mistero.

Inizia il secondo tempo, la sciatta partita dei nostri continua. I commentatori si prodigano come sempre nei loro consigli tecnici, nella loro arringa difensiva a favore degli azzurri, par di stare in tribunale al processo contro Riina con gli avvocati che difendono l'indifendibile, quando finalmente a metà del secondo tempo riusciamo ad uscire dall'area. Entrano Del Piero e Cassano, eccoli, i campioni del mondo sono tornati, tremate, tremate, la diga olandese può crollare, il primo tiro decente viene parato da Van Der Saar, eccoci alla riscossa, alla resa dei conti! Ma i più abili costruttori di dighe al mondo non si fanno intimorire per nulla e ci ridicolizzano.

Se uno non vedesse la televisione ma ascoltasse solo l'audio non riuscirebbe a capire: "i nostri stanno mettendo sotto pressione l'Olanda che è già allo sbando, sono a corto di fiato, a corto di idee, a corto di soldi e torneranno a casa bastonati come Chiuaua, sono schiacciati nella loro area, andiamo ad accorciare le distanze e poi sotto co rush finale" ma improvvisamente BANG! terzo gol nella nostra porta. Se un cieco sentisse solo il commento, sembrerebbe che fossimo stati noi sotto la loro porta e che loro avessero attraversato il campo ed insaccato in tre centesimi di secondo. Se non vi fossero le immagini a supporto della triste realtà, ovvero che siamo sempre stati sotto assedio, non riusciremmo a capacitarci di questo avvenimento.
Del Piero e Cassano, come indicavano i cronisti, sono entrati e non è successo nulla, finalmente i nostri commentatori si svegliano ed a fine partita si accorgono che "i nostri non vedono l'ora di tornare negli spogliatoi". Ma guarda, io lo sospettavo dall'inizio del match.

Infine la ciliegina sulla torta a suggello della delirante telecronaca: "Vabbé, ora pensiamo alla Romania, possiamo recuperare..."

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