Libere Risonanze

16 giugno, 2010

Basta Vuvuzelas!

Ecco un altro episodio di razzismo al contrario, può sembrare una fregnaccia ma è sintomatico di come al giorno d'oggi il razzismo sia interpretato in maniera distorta e superficiale.

Abbiamo assistito alle prime partite dei mondiali di calcio e non è ancora finita la prima serie di incontri dei gironi che tutti noi ci siamo rotti i coglioni delle vuvuzelas, le trombette sudafricane che creano un fracasso fastidioso e continuo per tutta la partita ed anche oltre, facendo incazzare i telespettatori che non capiscono un'acca della telecronaca e delle interviste.

La FIFA aveva in mente di vietare tali odiose trombe già viste nella Confederation Cup, invece con una vigliacchissima retromarcia le ha permesse con la motivazione che "le vuvuzelas fanno parte della cultura del popolo ospitante".

Io conosco popoli in Sudamerica od in Africa che usano mangiare vivi i nemici ed allora che facciamo, consentiamo pure ai tifosi di sbranarsi vivi? Oppure durante le partite in Veneto consentiamo per tutta la partita di battere un mestolo della polenta sulla pentola o se si gioca a New York invece di giocare con la palla tonda la ovalizziamo?

Che idiozia è quella di rompere le palle a tutti i telespettatori "per rispetto della civiltà altrui"? Forse che soffiare dentro ad una tromba come pazzi è simbolo di civiltà?

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15 aprile, 2010

Addio, Raimondo!


Ci sono uomini superiori.

Superiori per eleganza, per dolcezza, per professionalità, per pulizia morale.

Oggi se n'é andato uno di questi rarissimi uomini, che tutti noi persone normali ammiriamo ed amiamo. Per questo motivo ho pianto come se lui fosse un mio caro amico, veniva a trovarci durante la mia infanzia per una sera la settimana mentre stavo insieme a mio padre ed a mia madre, tra gioie e dolori era il mio amico speciale. Era uno di famiglia, anche se invece che dalla porta entrava in casa mia da quella scatola magica che si chiama televisione.

Ci mancherai, Raimondo Vianello. Dio saprà ricompensarti per la tua meravigliosa anima.

Con te è scomparsa una gran parte della mia purezza ma ti ricordo sempre così:

http://www.youtube.com/watch?v=mTedpVBvsn0

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12 aprile, 2010

La nausea e la vergogna

Nella storia del giornale l'Unità è passato di tutto e non starò qui a commentare con aggettivi la qualità di questo quotidiano.

Ciò che invece oggi non può essere taciuta è la disgustosa vignetta di Staino sulla tragedia che ha colpito la Polonia, il suo popolo ed i suoi leaders politici.

Se volete saperne di più troverete qui un articolo del Resto del Carlino.
http://quotidianonet.ilsole24ore.com/cronaca/2010/04/11/317046-polonia_vignetta.shtml

Vorrei solamente che tutti voi rifletteste su dove può arrivare l'ideologizzazione umana e la sua nauseabonda speculazione politica. Ogni altro commento richiederebbe offese tra le più volgari coniabili nella nostra lingua e forse pure nelle lingue straniere, sanscrito ed urdu comprese.

Il solo "crimine" del Presidente polacco fu quello di avvicinarsi agli Stati Uniti d'America perseguendo una politica fortemente atlantista e questo la dice lunga su quale sia la linea politica di certa stampa che forse preferirebbe riesumare il cadavere di Baffone per rallegrarsi delle sue "imprese" che costarono la vita a venti milioni di oppositori innocenti. D'altra parte c'é poco da sorprendersi, visto che già in passato certi giornali magnificarono le invasioni della Cecoslovacchia e dell'Ungheria da parte della Russia.

Però in questa circostanza si è varcato il limite, non ci sono parole per descrivere il senso di nausea che questa vignetta ed il giornale sul quale è apparsa mi hanno provocato: né è convincente la maldestra autodiscolpa diramata da Staino, il quale afferma "Basta leggere con attenzione per capire che il dolore rimane". Ho riletto la vignetta una ventina di volte e di dolore non ne ho vista traccia, anzi, c'é pure compiacimento per il desiderio di ciò che potrebbe capitare agli avversari politici. Quando penso che con questa gente dovremmo fare le riforme mi viene il voltastomaco.

In Italia si parla tanto di "resistenza" contro il "regime" ma se c'é una vera resistenza a cui sia giusto aderire subito per tagliare le ali ai fondamentalisti nostrani, ebbene, essa dev'essere di segno opposto a quella ventilata da certe opposizioni.

La nostra resistenza, a differenza della loro, non si combatte ballando un vodoo né pregando che l'avversario crepi.

La nostra resistenza si combatte con una scheda elettorale e, visti i risultati, pare funzionare davvero molto bene.

P.S:
Un pensiero di cordoglio da parte di questo blog va alla Polonia, al suo popolo ed alle sue istituzioni così gravemente colpite da una sciagura immane insieme alle mie più profonde scuse per lo sciacallaggio perpetrato da alcuni miei concittadini in tale occasione. Evidentemente Auschwitz ad alcuni bifolchi (per fortuna pochi) non ha insegnato proprio nulla.

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18 novembre, 2009

Quattro passi nel delirio

Ecco l'ultima performance di Grillo:

http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dall%20Italia&vxClipId=2524_1fc13fee-d35b-11de-a0b4-00144f02aabc&vxBitrate=300

"Bisogna ripartire con un altro concetto culturale dell'energìa, è un'altra cosa".
Infatti nei suoi comizi Grillo usa microfoni ed impianti che succhiano decine di migliaia di watt...
Poi vorrei vedere se in casa sua c'é la luce elettrica o se Grillo si muove al buio con una candela, se non usa il riscaldamento e non sfrutta tutti i servizi elettrici, del gas, dell'acqua come ognuno di noi.

"Bisogna cambiare il sistema"
"E come si cambia il sistema?"
"Dicendo - questo si fa e questo non si fa più, ad esempio le automobili"
Già e chi dice questo? Chi stabilisce cosa non si fa più e cosa si fa? E Grillo usa l'auto? A me pare di sì ed anche piuttosto spericolatamente, visto che fu condannato in cassazione a 15 mesi di galera per omicidio colposo plurimo (morirono due adulti ed un bambino a causa della sua guida non proprio eccellente). Ed eccolo a pontificare sulla nocuità delle automobili...

"Si fa autostrade informatiche anziché col cemento..."
A parte l'orrendo uso del singolare al posto del plurale (Di Pietro suo amico docet) bisognerebbe spiegare a Grillo che le cosiddette "autostrade informatiche" sono nient'altro che connessioni globali per lo scambio di dati, non costruzioni fisiche che permettano di spostare merci o persone. Insomma, le "autostrade informatiche" sono delle specie di corsie potenziate di connessione del network che nulla hanno a che fare con le autostrade classiche. Affermare che bisogna sostituire le autostrade con le autostrade informatiche sarebbe come dire che per progettare un computer occorre sostituire l'ingegneria elettronica con l'ingegneria genetica dando così origine ad una colossale idiozia, visto che la prima si occupa di circuiti mentre l'altra di DNA.
Inoltre quest'affermazione cozza con la prima, perché le "autostrade informatiche" necessitano di un grande impiego di energìa che, come ha detto il Vate della contraddizione, non dev'essere usata. E allora come la mettiamo?

Il delirio continua:

"Non si devono fare più auto, come in tempo di guerra, quando gli Stati Uniti hanno detto - non bisogna più fare auto ma carri armati - e non si è prodotta più un'auto".
Allucinante, questa affermazione. Gli operai USA furono messi a produrre carri armati, jeep, mezzi anfibi, aerei, navi che inquinavano esageratamente, tanto che i carri armati più "risparmiosi" facevano sì e no 2 km con un litro di gasolio. Il problema però non era quello di far cantare gli uccellini nei prati ma di sconfiggere Hitler.

http://it.wikipedia.org/wiki/M2_%28carro_armato_medio%29

C'é poi da notare che gli operai non furono cacciati a casa ma anzi, lavorarono il doppio, visto che venivano impiegati per produrre mezzi da guerra. E quindi le fabbriche durante la WWII inquinarono molto di più. Grillo invece vorrebbe "le automobili coi generatori". Generatori di che? I generatori vanno a benzina od al massimo quelli idroelettrici con un flusso consistente d'acqua! Forse Grillo allude alle batterie (che non sono generatori ma particolari capacitori ed inquinano un sacco)? Occorre elettricità per farle andare, mica si caricano da sole (e poi si scaricano dopo pochi km di marcia). Usiamo il solare? E di notte, d'inverno, come facciamo? Inoltre le auto solari devono possedere una superficie immensa. Ci mettiamo a guidare un campo da calcio ambulante? O usiamo l'idrogeno (verrà ventilato dopo)? Grillo ignora che l'idrogeno non si trova allo stato molecolare ma legato alle molecole (es. l'acqua H2O) e che per "strapparlo" da esse occorre una quantità di energìa molto maggiore di quella che l'idrogeno ottenuto può fornire. E dove prendiamo quest'energìa? E poi, se avessimo l'energìa già disponibile, perché buttarne una parte cospicua per produrre idrogeno?
Ci dica Grillo quali "generatori" chiacchera!

"Bisogna fare rete con l'energìa, non una fabbrica che faccia un milione di watt ma un milione di persone che facciano un watt".
Quindi tutti a pedalare cyclettes collegate alla rete elettrica, compagni! Io non so cos'abbia bevuto quel giorno, ma vi rendete conto? E ci sono pure dei pirla che vanno ad ascoltarlo quando evangelizza la gente con queste assurdità! Solo l'alimentatore del PC di Grillo succhia sui 500W di picco. Quindi per permettergli di postare sul suo blog dovrebbero essere impiegate 500 milioni di persone, ovvero 1/12 della popolazione mondiale...o forse vuol dire che tutti quanti dovremmo consumare un watt? Bene, bisognerebbe sfidare Grillo a vivere con un solo watt di potenza elettrica. Mi piacerebbe vedere come fa.

"Quando parli del nostro paese ti guardano con una sottile ammirazione perché cercano di capire come fai a sopravvivere".
Io la risposta ce l'ho: basta prender residenza in Svizzera e far pagare un bel biglietto ai boccaloni che stanno a sentire delle stronzate in un pala-qualcosa. Poi basta mettere le stesse fregnacce su qualche libro e venderlo. Così si potrebbero anche guadagnare nel 2002 la somma di 2.214.286 €, nel 2003 la somma di 2.633.720 €, nel 2004 la somma di 2.133.694 € e nel 2006 la somma di 4.272.591.

Altroché Vaffa-Day, Vaffa tutti i Days!

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16 ottobre, 2009

Il volo delle oche

Quando ci si avvicina ad un branco di oche noterete che nel branco vi sono alcuni uccelli che non mangiano come gli altri ma fungono da sentinelle. Lo sanno bene i cacciatori, che quando si approssimano all'assembramento debbono tenere un'andatura lenta e silenziosa.
Quando però le oche deputate in quel momento a far da sentinella spiccano improvvisamente il volo starnazzando, attirano l'attenzione di tutto il branco che non si preoccupa di capire se si tratta di un falso allarme ma che si fionda anch'esso compatto e fulmineo nell'alto dei cieli.

Ebbene, ciò che accade con la stampa è la stessa cosa. Vi è un gruppo di giornali in Italia che fa capo alla sinistra, i quali ad ogni mossa, pensiero, atto od intendimento di Berlusconi inizia a starnazzare battendo l'acqua con le ali ed inventandosi fregnacce.
Per riflesso pavloviano, allora, tutti i giornali esteri iniziano anch'essi a starnazzare ed a battere l'acqua nonostante neppure loro sappiano il perché. L'importante è creare caos, uscire con notizie idiote sulla mancanza di libertà di informazione o su Papi e la D'Addario, sulla situazione economica collassata, sul razzismo in Italia, insomma, qualunque cosa venga loro propinata senza un minimo di controllo e di serietà. L'importante è starnazzare, perché starnazzando si vendono copie e perché in più si è a starnazzare, più la notizia sembra vera.

Torniamo dunque alla vecchia usanza, seppur oggi si adottino internet e le veline telematiche, di utilizzare lo strillone, ovvero quel tale, in genere un ragazzotto giovane, che urlava i titoli delle notizie per poter catturare l'attenzione dei passanti sui marciapiedi. La differenza è che lo strillone non è più un moccioso di nulla credibilità ma giornali-sentinella italiani che millantano serietà e competenza.

D'altra parte siccome non c'é una migliore notizia di una brutta notizia, ecco che i soliti giornali italiani imbeccano le loro controparti estere per poter fornire la succulenta stronzata quotidiana all'affamato pubblico europeo ed extraeuropeo, il quale, abbattuto ed addolorato per aver scoperto che la propria relativa "grandeur" nazionale è franata miseramente sotto i colpi di una crisi devastante più che da noi, si consola leggendo che gli italiani sono messi peggio di loro, che nel nostro paese non vi è nemmeno la democrazia o la libertà di stampa ed addirittura che gli italiani in Afghanistan avrebbero pagato i talebani perché essi non svolgessero attività ostili contro di loro.

Il tutto, ovviamente, senza verificare nulla e senza lo straccio di una prova ma solo perché qualche testata-sentinella nevrastenica nostrana si è messa a strillare "al lupo".

Strilla tu che strillo io ed il giornale vende qualche copia in più, in Italia come all'estero, con il risultato che il tedesco od il giapponese che nulla sanno di noi iniziano a crederci.

Questa sì è grande informazione...!

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05 ottobre, 2009

Manifestare contro il nulla

Siamo ormai abituati a vedere i sinistri manifestare contro qualunque cosa (mai a favore, che sia perché non sanno cosa dire?).

Hanno manifestato contro il Governo, contro Alitalia, contro le basi americane, contro la crisi, contro le aziende, contro i morti sul lavoro (come se fosse colpa di Berlusconi), contro il razzismo, contro i respingimenti, contro la guerra in Afghanistan, in Iraq, in Bosnia.

Ora però non sanno più a che santo votarsi e gli argomenti per manifestare iniziano a scarseggiare, per cui si ricorre, più che a fatti concreti, ad invenzioni ad hoc.

Siccome non si può manifestare contro l'inverno o contro Otello, ci si inventa la manifestazione contro il regime che vuole imbavagliare la stampa e le trasmissioni ostili al governo. Salvo che queste trasmissioni poi vanno in onda regolarmente e fanno pure 7 milioni di spettatori.

Si parte dal Rai Tre, in cui ogni trasmissione politica o comica è ben orientata. Televisivamente parlando, poi, abbiamo avuto Celentano che anche lui non scherzava. C'é Annozero, c'é Lost in Wc (che bel titolo, chissà che programmone!), c'é Ballarò, c'é Report, tanto per citare i più trash-chic e radical-chic (ma sempre di chic si tratta, ci dicono i sinistri).
In edicola vi sono Il Manifesto, l'Unità, Avvenire, Repubblica, il Corriere della Sera, Liberazione.
Insomma, una vastissima scelta di informazione "alternativa".

Ora, a me risulta che in Cina, in Corea o a Cuba, dove vi sono i regimi comunisti, chiunque venga trovato con un volantino inneggiante all'opposizione venga passato per le armi. Non importa che lo si divulghi, il possesso è già un crimine da pena di morte.
Ebbene, chi urla e si straccia le vesti per una presunta dittatura mediatica dovrebbe andare in uno di questi paesi e dovrebbe mettersi a stampare qualcosa di critico contro il governo e poi stare a guardare cosa succede, così non rientra più a rompere le scatole qui.

C'é di più: non solo la manifestazione del 3 ottobre è assurda per la vacuità su cui fonda i propri presupposti d'esistere ma anche perché vorrebbe elargire alla stampa (e solo a quella allineata con la sinistra) diritti al di là delle nostre leggi e della nostra costituzione. Si è visto cosa è capitato con il caso Feltri. L'informazione di sinistra ha potuto sputare in ogni modo e maniera su Berlusconi scatenando la sua fantasia fino ai più bassi livelli antropologici, ma a Feltri non venne perdonato di approfondire le sue informazioni su Boffo perché mentre la prima era "libertà di stampa" la seconda era "sopruso di regime". Non so se Feltri avesse notizie veritiere o meno, però se la regola è quella della diffamazione deve esistere biunivocamente altrimenti la si elimini una volta par tutte e per entrambe le parti.

La manifestazione, pertanto, non chiede solo la Luna ma anche il diritto per la sola sinistra ed i suoi adepti di scrivere e dire ciò che crede senza pagarne il conto. Una specie di magistratura di backup, insomma: se l'avversario non lo si può sconfiggere con le elezioni si usa certa magistratura. Se nemmeno la magistratura è efficace, allora si usa la stampa. Per far ciò, però, bisogna garantire alla stampa totale impunità così, in nome della libertà di stampa, il Premier od il politico avverso possono essere infangati senza tema di ritorsioni.

Ora, questo diritto iniquo da parte dei giornalisti a me non va proprio giù. I giornalisti non sono pubblici ufficiali e quindi hanno gli stessi diritti di un comune cittadino. A loro si deve garantire la possibilità di scrivere anche cretinate come tante se ne sentono in giro ma sempre entro un certo limite, perché essere iscritti all'ordine dei giornalisti non dà e non deve dare alcun diritto supplementare.

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01 ottobre, 2009

Cadute verticali senza paracadute

Tutti conosciamo quanto la sinistra sia caduta in basso, sappiamo delle sue difficoltà interne ed esterne, conosciamo il harakiri con cui quotidianamente si suicida.

Però che usassero tr... per infamare il Presidente del Consiglio è una novità.

La cosa sta scadendo nel volgare e nel blasfemo, nella porcheria di cattivo gusto e nello squallore più assoluto: che un'area politica abbia bisogno di pu..... per far parlare di sé ed attaccare la controparte è avvilente.

Da elettore del centrodesta se i miei leaders politici usassero gli stessi metodi contro la sinistra straccerei la scheda in cabina elettorale o glie la porterei a casa e glie la farei mangiare. Però ognuno ha l'intelligenza che si merita e di là dal fosso essa sembra merce rara.

Invece di controbattere al centrodestra con argomentazioni e programmi validi, il centrosinistra fa stilare il suo programma da una pu..... . Dio mio che pena, parlano di imbarbarimento della politica ma qui si fa concorrenza a Brenno.

Pertanto, in via eccezionale e con tre anni di anticipo vi presento il programma della sinistra:
1) Buttare giù Berlusconi con ogni mezzo.
2) Varie ed eventuali.

Fortuna per la sinistra che Berlusconi è al governo, perché se così non fosse il loro programma si dimezzerebbe drasticamente e quindi dovrebbe limitarsi a governare con varie ed eventuali: Palmiro Cangini al posto loro farebbe una figura più professionale, almeno con lui il buonumore sarebbe garantito.

Qui invece siamo alla più infima volgarità da strada, con la differenza che non ride nessuno: e pensare che la sinistra ha pure il coraggio di definirsi "intellettuale"!

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10 settembre, 2009

Michele mica tanto Placido

Esce il nuovo film di Michele Placido presentato la festival di Venezia, film che ovviamente non andrò a vedere nemmeno se minacciato con un Kalashnikov alla tempia (ed al quale farò avversa propaganda) per quattro validi motivi:

Primo, il film narra il '68. Non so come viene presentato il '68 in questo film e francamente non mi interessa, ma il '68 fu uno dei peggiori disastri italiani del dopoguerra. I sessantottini parlavano di giustizia ma spaccavano le vetrine, distruggevano i negozi (come i noglobal odierni, nulla è cambiato), pretendevano il 6 politico minacciando i professori ed inneggiavano al comunismo, esempio perfetto più che dell'uguaglianza nella "giustizia", dell'uguaglianza tra i "giustiziati".
Il sessantotto ha prodotto una massa di ignoranti, sfaccendati, cannaioli e rifiuti della società come mai in passato si è visto in Italia, cosa di cui ora, essendo molti di essi diventati professionisti grazie ad una scorciatoia politica, paghiamo le conseguenze.

Secondo: non mi piace l'incoerenza di Placido. Alla domanda più che legittima ed assolutamente pertinente della giornalista spagnola che gli chiedeva come mai ce l'avesse tanto con Berlusconi ma poi si facesse produrre i film proprio da Medusa, l'attore, punto sul vivo, ha incominciato a sbraitare che in Italia se si vuole far produrre qualcosa bisogna passare per le forche caudine di Berlusconi. La cosa però non sposta di una virgola il problema: se uno ha un ideale da difendere lo deve difendere anche se gli costa del proprio ed a qualunque costo. Se le cose stessero come afferma Placido (e non è così perché vi sono altri distributori - vedi RAI - solo che chissà, magari gli offrivano condizioni peggiori) , egli potrebbe farsi produrre e distribuire il film da una società estera oppure, per coerenza, rinunciare al suo lavoro di attore.

Mi spiego: io sono di centrodestra. Se domani venisse da me D'Alema a propormi di lavorare per la segreteria di partito con tanto di lauto stipendio, io rifiuterei sdegnosamente anche se fossi dispccupato perché non si può fare dell'idealismo ad intermittenza e perché la coerenza non è un valore relativo ma un valore assoluto, nel bene e nel male.

Personalmente dò poco credito ad attori, cabarettisti e cantanti che trattano un argomento o si allineano ad una certa posizione politica e poi si comportano esattamente all'opposto di quanto dichiarano pubblicamente. Vi sono cantanti che parlano di storie di povertà sperticandosi in canzonette e poi guadagnano come nababbi, possiedono ville, girano in SUV e possiedono yacht, salvo poi andare ai festival dell'Unità ad abbaiare contro il capitalismo che uccide l'essere umano.

Terzo: non mi è piaciuta la reazione di Placido perché non era il caso di incazzarsi. Bastava parlare tranquillamente e respingere al mittente le accuse, poi ognuno si sarebbe fatta la sua opinione.

Quarto: alla fine della sfuriata, Placido ha chiosato con una confusa storia degli americani ed inglesi (come se fossero la stessa cosa, mah, dovrebbero spiegargli che ormai la guerra d'indipendenza è passata da due secoli e mezzo) che farebbero la guerra al mondo e che poi producono i film dove essi figurano come i buoni.

Ebbene, Placido (il quale tra l'altro ha confuso la nazionalità della giornalista che era spagnola e non inglese, poteva almeno informarsi) invece di lanciar strali contro gli americani e gli inglesi, quando parla di loro dovrebbe ringraziarli profondamente e levarsi il cappello, perché se ora lui è un ricco attore e può permettersi di dire ciò che gli salta in bocca è perché proprio gli americani e gli inglesi nel '43 hanno liberato il nostro paese dal giogo nazifascista venendo a morire qui. Avrei tanto voluto vedere Placido tenere una simile conferenza nel periodo del fascismo...ed avrei voluto che qualche giornalista inglese od un americano presente a quella conferenza lo avesse aggredito come ha fatto lui con la giornalista spagnola.

Inoltre il Sig. Placido dovrebbe capire che nessun popolo è esente da errori e da guerre sbagliate: Placido è italiano e gli italiani s'imbarcarono come molti altri popoli, a loro tempo, in una bella guerra di aggressione. E allora come la mettiamo? Con una differenza, però: che noi le guerre le abbiamo combattute per esportare una dittatura, mentre gli americani per sessant'anni ci hanno protetto dalle dittature.

E su questo c'é poco da incazzarsi, semmai bisognerebbe ringraziare umilmente.

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07 settembre, 2009

Diritto d'informazione, rovescio d'informazione

In questi tempi, ovvero da quando il governo di centrodestra è salito al potere per legittima scelta degli italiani, si odono sempre più frequenti latrati da parte dei giornalisti su una presunta "dittatura mediatica" che, nell'immaginario dell'opposizione e di annessa parte del clero, costituirebbe il prodromo ad una specie di dittatura effettiva eternamente incombente.

Ebbene, chiariamo una cosa: i giornalisti non hanno diritti particolari rispetto ad un qualunque cittadino e non sono, né devono essere messi nella posizione di poter eludere od evadere le vigenti leggi sulla privacy, sul buon nome della persone e sulle loro attività private.

Un giornalista può criticare anche aspramente l'operato di una persona, compreso il Presidente del Consiglio, ma il tutto deve essere allineato ad un'importante regola: una persona non dev'essere fatta oggetto di linciaggio mediatico senza alcuna prova.

Il caso Berlusconi è emblematico: nonostante tutte le smentite da parte di Noemi, del suo fidanzato, dei genitori, dei cuochi e del personale invitato alla festa, è bastato un "papi" per marchiare d'infamia lui e, cosa ancora più grave, una ragazza di 18 anni che non aveva altra colpa che essere stata figlia di una famiglia da anni amica del Presidente del Consiglio.
Ed i giornali, come avvoltoi, hanno insistito su questa storia creata ad arte e senza nessuna prova fino alle elezioni, poi magicamente tutto si è sgonfiato.

Ora, questo atteggiamento rivela due peculiarità di certa stampa: primo, l'uso di queste farloccate per puri fini elettorali (altrimenti il gossip sarebbe continuato anche dopo le elezioni). Da questo si desume che molti giornali siano schierati (ed è una garanzia di libertà che nessuno può e deve togliere loro). Però poi non mi si venga a dire che in Italia c'é la dittatura.
Secondo, che ai giornalisti è consentito muoversi in una sorta di zona franca di impunità e che essi possono dire od inventarsi qualunque fregnaccia, anche una che infanghi il nome della loro preda scandalizzandosi quando la vittima in seguito presenta il conto.

Ora, siccome nessuno ha dimostrato che il Presidente del Consiglio abbia avuto rapporti con una minorenne e comunque anche se questo fosse vero ciò non costituirebbe reato nel caso in cui la minorenne fosse consenziente, da tale vicenda si arguisce quanto tutte le polemiche su Berlusconi pedofilo siano palesemente assurde e quanta ragione abbia perciò Berlusconi di rivalersi a posteriori sulle testate e sui giornalisti che ne hanno sbriciolato l'immagine non politica ma personale, divulgando le stesse balle anche al di fuori dei nostri confini nazionali.

Se porto la macchina da un meccanico e quando esco dall'officina dico a tutti che il meccanico a mio parere lavora male e non mi ha soddisfatto non vìolo alcun diritto e non commetto alcun reato. Se però vado a dire che il meccanico non solo lavora male ma è un pedofilo e se la fa con i bambini di cinque anni (senza portar prove) poi devo aspettarmi una sacrosanta querela.
Ebbene, perché un giornalista dovrebbe avere diritti diversi dai mei?

Differente è invece il caso di Boffo: Feltri non ha immaginato né costruito prove di nessun genere ma ha pubblicato un documento del casellario giudiziario in cui Boffo sarebbe stato condannato per un reato patteggiato con tanto di risarcimento danni.
Feltri ha insomma pubblicato qualcosa di reale, infatti Boffo non ha potuto che difendersi alla meglio e scagliarsi contro "la stampa scorretta". Che cosa ci sia di scorretto in questa vicenda, però, non lo vedo, visto che la condanna appare in tutto e per tutto provata.
Quindi, o il documento pubblicato da Feltri è un falso (ed allora è diritto di Boffo di rivalersi contro Il Giornale ed il suo direttore) oppure Boffo è stato trovato con le mani nella marmellata mentre faceva il predicozzo al premier auspicando "maggiore sobrietà".

In ogni caso, se Boffo fosse davvero pulito ed il documento pietra dello scandalo fosse un falso sarebbe un colpo da maestro per Boffo rilasciare tutte le carte del processo e renderlo pubblico con tanto di rivalsa nelle opportune sedi giudiziarie contro i suoi detrattori.
E per Feltri non ci sarebbe scampo.

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14 luglio, 2009

NO ALLA CENSURA MEDIATICA!

Questo Blog aderisce allo sciopero contro la censura nei confronti della libertà di espressione prevista dall'assurda e liberticida legge Alfano.

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16 dicembre, 2008

Dopo il tramonto, l'Alba

"Vista la condizione comatosa in cui versa il Partito Democratico sono pronta a candidarmi per le prossime elezioni".

Così esordisce Alba Parietti, nota showgirl italiana, ai microfoni di "Klauscondicio". E subito c'é chi storce il naso.

Alba Parietti è una donna intelligente e non vedo perché non dovrebbe tentare l'impresa. Se un personaggio dello spettacolo proviene da un mondo diverso da quello della politica non è detto che esso con l'esperienza non sia in grado di diventare anche un abile Presidente del Consiglio.

A me tutto questo ostracismo nei confronti di chi si guadagna il pane nello spettacolo non piace perché puzza di ghettizzazione. In parlamento sono stati eletti avvocati, industriali, calciatori, attori, trans. Perfino terroristi e pornostar. Alcuni di loro si sono rivelati dei buoni a nulla, altri invece si sono dimostrati essere piuttosto bravi.

C'é chi dice che una velina non possa fare il ministro: sarà, per quanto mi riguarda credo che dipenda dal cervello della velina (e non è detto che sia peggiore di quello di molti politici che calcano la scena da tanti anni).

In fondo i disastri peggiori mica li hanno fatti i personaggi dello spettacolo, no? Il nostro debito pubblico di tre milioni di miliardi delle vecchie lire ci è stato regalato non da una guizzante ragazza-immagine ma da fior di avvocati, notai, laureati e relativi consiglieri i quali, ammuffiti e curvi sul denaro del cittadino, hanno rubato a mani basse tutto ciò che era asportabile dalle casse statali.

Né si può dire che gli stessi politici siano stati abili gestori della cosa pubblica o che si possano reputare onesti e puliti. Almeno chi fa vedere le sue belle gambe non commette alcun reato ma anzi, ci delizia la giornata con un landscape di tutto rispetto. E le gambe o le tette non sono mutuamente esclusive rispetto alle funzionalità cerebrali.

Personalmente non sono abituato a giudicare la gente prima di averla vista all'opera, qualsiasi sia il lavoro (onesto) che svolge e comunque sicuramente la Parietti non sarebbe mai scarsa quanto i politicanti alla Veltroni, che finora hanno massacrato la sinistra italiana, la quale invece avrebbe un gran bisogno di svezzarsi e di maturare.

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30 novembre, 2008

L'iva di Sky, l'ira di Sky

Berlusconi ha deciso che le pay-tv dovranno allinearsi al livello di tassazione già da un pezzo in vigore per tutte le altre società mediante l'aumento dell'IVA dal 10% al 20%.
Può sembrare una cosa normale ma come al solito questo giusto intervento del governo che si accinge a raddrizzare una stortura che è durata fin troppo, ha innescato la solite lamentele scandalistiche della sinistra. Addirittura Di Pietro ha latrato fuori luogo per l'ennesima volta, affermato che Berlusconi sta facendo i suoi interessi penalizzando le pay-tv.
Se Di Pietro invece pesasse un pò meglio le parole (che spina nel fianco è l'italiano per quest'uomo!) si accorgerebbe che in tale accezione "penalizzare" da parte del governo significherebbe gravare od ostacolare ingiustamente qualcuno non agendo secondo le regole comuni.
Ebbene, poiché l'IVA al 20% è pagata da tutti, ciò che non quadra nella precedente definizione è la parola "ingiustamente", che semmai dovrebbe essere usata non dalle pay-tv ma dalle loro concorrenti, le quali pagano l'IVA profumatamente e regolarmente fino all'ultimo centesimo, mentre i privilegiati del pallone possono usufruire di regole a sé stanti infischiadosene di crisi economiche e di regole condivisibili.
Riportare quindi le pay-tv nell'alveo della normale parità di concorrenza è una cosa non solo auspicabile ma doverosa, tenendo anche conto che chi è veramente povero non può permettesi nemmeno l'abbonamento RAI, altroché quello della pay-tv.
Il fatto che però il Presidente del Consiglio sia proprietario di Mediaset scatena un putiferio a prescindere, perché non ci si cura di un discorso di giustizia impositiva o meno ma del semplice fatto che Berlusconi è il proprietario di quell'azienda. Se lo stesso provvedimento l'avesse adottato Prodi, certamente nessuno tra le buon'anime della sinistra si sarebbe scandalizzato. Ed invece nei due anni di governo di sinistra si è preferito regalare alle pay-tv un'IVA "popolare" ma al tempo stesso sommergere di tasse e balzelli il cittadino, anche e specialmente il più indigente.
L'ipocrisia di una sinistra sbracata ed infame continua...

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29 settembre, 2008

Liberazione (dal giornale)

Ciò che sta accadendo a Liberazione, il quotidiano diretto da Sansonetti, è sintomatico di come le sinistre (ed in particolare quelle estreme) sappiano gestire l'economia.

I partiti facenti parte dell'Arcobaleno hanno i conti in rosso ed il loro giornale versa in condizioni difficili: per la verità i comunisti ed in genere i sinistri non mi paiono un granché in veste di economisti, visto che già Il Manifesto in passato fu costretto a questuare un aiuto dai lettori mentre l'Unità addirittura sospese la propria pubblicazione.

Ma tant'é. Per Liberazione vi è però un quid in più, un paradosso ulteriore: al giornale si sciopera contro il partito di Rifondazione Comunista a causa del "comportamento antisindacale" dello stesso e della "mancanza di chiarezza sul futuro del giornale e la sorte di chi ci lavora".
Il che appare una comica perché sarebbe come se si andasse dal Papa a protestare per la mancanza della messa domenicale.

Il giornale di Sansonetti quindi entra in un tunnel difficile: personalmente ho in odio le idee di Liberazione, che rappresentano quanto più opposto e distante si può trovare dal mio modo di concepire il mondo e la realtà dei fatti.

Ma io, a differenza di chi si professa comunista e fa di tutto per mandare a ramengo l'avversario politico e le sue società, tengo a precisare che la perdita di posti di lavoro IN QUALUNQUE CASO è sempre un dramma ed una tragedia per coloro i quali ne subiscono le conseguenze.

Pertanto, reprimendo una parte di me che tifa per il fallimento di Liberazione (e quindi anche delle sue idee pubblicamente espresse) devo confessare che mi spiacerebbe vedere famiglie sul lastrico per scelte sbagliate o per cattiva amministrazione.

La stesso archetipo di amministrazione, ricordiamolo, che in due anni ha portato l'Italia sull'orlo della bancarotta.

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09 giugno, 2008

Undici suonati ed uno 0-3

Premetto che non sono un appassionato di calcio, sono andato allo stadio in tutto tre volte in vita mia, non me ne frega niente né del campionato né delle coppe, non tifo per nessuno, non ho Sky e non ci penso nemmeno ad abbonarmi, non sto attaccato alla radiolina la domenica ed odio le chiacchere da bar sulle partite di calcio. Seguo solo i mondiali e gli europei, tifo ovviamente per l'Italia ma non mi straccio le vesti se perde così come non divento matto se vince.

Sono un tifoso "freddo" e forse proprio per questo sono un "obiettivo incompetente", ovvero il migliore commentatore possibile perché non condizionato da animosità né da campanilismi.

Ebbene, oggi ho visto la nazionale giocare contro l'Olanda. Direi che dai mondiali non è cambiato assolutamente nulla: schifo avevamo fatto allora - se si eccettua la partita contro la Germania - schifo facciamo ora. La differenza sta tutta nello stellone che fece vincere alla nostra nazionale il titolo mondiale nel 2006, nonostante essa avesse subito il gioco praticamente di tutti i suoi avversari e si fosse salvata sempre dal disastro con le unghie, con San Buffon ed appunto, con una fortuna sfacciata.

Fine del commento tecnico.

Ora inizia quello mediatico, ovvero la nota divertente: a differenza di quanto accade per i tifosi italiani inquadrati in quel di Berna, credo di non aver mai riso così tanto in vita mia. Il commento RAI è stato insuperabile, degno del miglior Petrolini.

Si inizia con i due commentatori che parlano della "qualità tecnica delle due squadre". A sentir loro abbiamo già vinto l'europeo, l'Olanda non fa paura, è una squadra che non ci batte da tre ere geologiche - come se questa fosse una garanzia di vittoria. Loro non hanno niente, i difensori sono lenti e le nostre punte vere macchine da guerra. L'inno nazionale mette i brividi, si canta fieri della nostra superiorità genetico-pallonara. Viene tirato fuori perfino il fatto che Berna ci porta bene e che lunedì di non so quanti secoli orsono Mazzola segnò il gol all'europeo (e ci viene servito un documento storico che potrebbe benissimo essere oggetto di studio in superquark in cui si vedono indistinte forme grigie calciare una cosa rotonda).

Io invece mi ricordo una partita con l'Olanda di un europeo od un mondiale (non ricordo bene) nel 2000 o giù di lì vinta ai rigori, nella quale nella nostra porta evidentemente c'era Dio: Egli si dovette pure impegnare perché subimmo tiri, cross, passaggi, dribbling per tutta la partita e relativi supplementari, come se noi si fosse andati a prendere il caffé. In quell'occasione avemmo tutte le divinità, da Visnù ad Allah, dai Totem ad Hermes dalla nostra parte, in quanto nonostante ci avessero massacrato dal fischio d'inizio a quello finale riuscimmo a vincere la partita. Vabbé, evidentemente la memoria storica dei commentatori si ferma ai risultati. Speriamo bene.

Il match s'incanala subito verso il disastro. I nostri, come fantasmi, corrono dovunque ma la palla è sempre nei piedi degli olandesi che si fanno beffe di noi come e quando vogliono. Non appena la nostra squadra supera la trequarti con un suo attaccante a cui viene proposto il classico schema di chi non sa che pesci pigliare, ovvero "palla lunga e pedalare", le voci dei cronisti si fanno concitate, il gol è ormai una questione formale. Loro ci subiscono - noi siamo più veloci, più tecnici, più in forma, anche più belli, però io evidentemente vedo un'altra partita perché riusciamo a fermarli solo arrivando come dei kamikaze sulle loro gambe. Iniziano le ammonizioni, tutte la nostro carico.

A questo punto nei commentatori non s'insinua il dubbio che non siamo all'altezza, per carità, ma che "segneremo a lungo andare, non subito, non c'é fretta". Già, non c'é fretta, ed infatti ci becchiamo il primo diretto dritto sui denti ed andiamo sotto. Segue una noiosissima analisi del gol, è fuorigioco o non è fuorigioco, Panucci stava a terra e non si sa che ci facesse lì accovacciato, se dolorante, sfiatato oppure se stesse cercando le sue lenti a contatto tra l'erba. Boh, secondo me, fuorigioco o no, il gol era meritato e comunque non giochi a calcio se non accetti il fatto che l'arbitro può benissimo sbagliare.

Dopo il colpo ricevuto, i commentatori, non contenti, continuano: "abbiamo più qualità, c'é tutto il tempo per recuperare, siamo i campioni del mondo ma stiamo messi male sul campo". Già, non sono i nostri giocatori che fanno pietà, è colpa della posizione. Beh, dico, allora se siamo messi male ci vogliono dai tre ai sei secondo per sistemarci meglio. Non faccio in tempo a pronunciare queste parole e ZAC! 2-0 e palla al centro.

I cronisti ci rimangono ovviamente di sasso e cominciano a rincuorare il pubblico con azzardate speranze, cercando più di far coraggio a loro stessi che agli spettatori e negando ciò che è evidente a tutti: giocando così perderemmo anche contro il Bar "Al Sangiovese", amatori di infima categoria.

Finisce il primo tempo. Non ne abbiamo fatta bene una, non un tiro in porta, non un passaggio preciso, solo un sacco di tiracci a vuoto e schemi pari a zero. Io non sono un appassionato di calcio e forse non ne capisco niente ma so riconoscere la cacca dalla cioccolata. Per fortuna, perché sono ghiotto di cioccolata.

Parte nuovamente il commento speranzoso, invece di chiamare un esorcista si fa sapere urbi et orbi che "abbiamo le potenzialità per recuperare, ma vanno innestati Cassano, Del Piero, questo e quello". Ma non era un semplice problema di posizione? Mistero.

Inizia il secondo tempo, la sciatta partita dei nostri continua. I commentatori si prodigano come sempre nei loro consigli tecnici, nella loro arringa difensiva a favore degli azzurri, par di stare in tribunale al processo contro Riina con gli avvocati che difendono l'indifendibile, quando finalmente a metà del secondo tempo riusciamo ad uscire dall'area. Entrano Del Piero e Cassano, eccoli, i campioni del mondo sono tornati, tremate, tremate, la diga olandese può crollare, il primo tiro decente viene parato da Van Der Saar, eccoci alla riscossa, alla resa dei conti! Ma i più abili costruttori di dighe al mondo non si fanno intimorire per nulla e ci ridicolizzano.

Se uno non vedesse la televisione ma ascoltasse solo l'audio non riuscirebbe a capire: "i nostri stanno mettendo sotto pressione l'Olanda che è già allo sbando, sono a corto di fiato, a corto di idee, a corto di soldi e torneranno a casa bastonati come Chiuaua, sono schiacciati nella loro area, andiamo ad accorciare le distanze e poi sotto co rush finale" ma improvvisamente BANG! terzo gol nella nostra porta. Se un cieco sentisse solo il commento, sembrerebbe che fossimo stati noi sotto la loro porta e che loro avessero attraversato il campo ed insaccato in tre centesimi di secondo. Se non vi fossero le immagini a supporto della triste realtà, ovvero che siamo sempre stati sotto assedio, non riusciremmo a capacitarci di questo avvenimento.
Del Piero e Cassano, come indicavano i cronisti, sono entrati e non è successo nulla, finalmente i nostri commentatori si svegliano ed a fine partita si accorgono che "i nostri non vedono l'ora di tornare negli spogliatoi". Ma guarda, io lo sospettavo dall'inizio del match.

Infine la ciliegina sulla torta a suggello della delirante telecronaca: "Vabbé, ora pensiamo alla Romania, possiamo recuperare..."

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13 aprile, 2008

Così parlò Tiresia: previsioni

Come Tiresia sono sempre stato un buon indovino, per fortuna non sono però cieco. Molte volte ciò che ho scritto nei miei post si è avverato, anzi, oltre l'ottanta per cento delle mie previsioni sono sempre state confermate da eventi successivi.

Cercherò ora di prevedere il voto (N.B. la previsione è costruita esclusivamente sulla base dei sondaggi antecedenti al periodo di oscuramento e sulla mia sensazione personale).

PDL+LEGA+MPA: 45% (con strepitoso successo della Lega)
PD+IDV: 38% (buono il dato di Di Pietro)
SINISTRA ARCOBALENO: 6%
UDC: 5%
LA DESTRA: 2,8%

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27 febbraio, 2008

Recycling Sanremo

Lunedì sera ero stanco e sono rimasto in casa per riposare un pò. Solfeggio col radiocomando della TV e che mi sono visto apparire sullo schermo? Sanremo.

Ebbene, l'entusiasmo è durato davvero poco, il tempo di sentire l'annunciatrice che diceva "In diretta dal Teatro Ariston...". Oddio, ho pensato, meglio se trasmettono un discorso di Veltroni, tanto stupidata per stupidata almeno quella non costa nulla.

Appare Morandi tutto in ghingheri, canta la solita noiosissima "Nel blu dipinto di blu". Cominciamo bene, ormai quella canzone mi ha fatto venire l'Alzheimer a forza di sentirla. E' una vita che sento "Nel blu dipinto di blu", se talvolta il cielo diventasse nuvoloso e la piantassero con quella solfa sarebbe un bene per tutti. Poi entra Chiambretti, indossa scarpe tricolori inguardabili (forse pensa di far ridere, chissà) e si mette a presentare Baudo. Escono una mezza dozzina di zombies mascherati da Baudo e si mettono a girare per il palcosenico per cinque minuti mentre Chiambretti si finge preoccupato e sorpreso. Rimango basito finché non si svela l'arcano: un Baudo per ogni edizione da lui presentata. Trovata al limite del demenziale. Esce da un tombino il Baudo originale e cominciano i salamelecchi sul festival ed i discorsi nonsense sul telefonino di Del Noce. Aspettiamo ancora annoiati. Che ci frega del telefonino di Del Noce? Boh!
Ed ecco la prima canzone: ancora il blu dipinto di blu, stavolta un collage fatto con le parole dei vari cantanti, ci risiamo! Poi una modella ungherese scende dalla scalinata come Wanda Osiris, viene presentata con in pompa magna manco fosse Cleopatra, invece è semplicemente una valletta: "sono emozionata e sono tanto contenta di essere qui" dice. Ma guarda che originalità, mai nessuno che dica "ehi, scemi, perché mi avete costretta a venire qui che stavo bene a casa mia?". Considerazione: è ovvio che è contenta, lo dessero a me il suo cachet presenterei il festival un quarto d'ora in equilibrio sulla lingua. E poi via, ci si spertica ancora in elogi che durano una decina di minuti; fiori vengono donati e sorrisi di circostanza seminati a spaglio verso il pubblico. Prima di iniziare con le canzoni, però, ci viene fatta apprezzare l'ugola d'oro della valletta che cerca di cantare, cosa che le riesce così male da dare alle sue corde vocali seri motivi di suicidio. "Non sono una cantante" ammetterà il giorno dopo. Non ne nutrivamo alcun dubbio, ma allora perché ti fanno fare queste figure?

Inizia il momento della gara: le canzoni sono tutte uguali, orribili, scontate e mancanti di fantasia. Alcuni cantanti sono perfino stonati.

Ad un certo punto, la genialata: stacchetto in cui Chiambretti si rivolta in un letto fingendo di sognare mentre la modella gli gira attorno per un altro buon quarto d'ora levandosi dei veli infilati nel vestito e scoprendosi, alla fine della fiera, più vestita di prima. Immagino già i commenti degli italiani: ma che cavolo c'entra questo col festival? Mah. Se fossi stato in Baudo avrei fatto entrare anche Spock, un cavernicolo del Neolitico e Pirandello, poi avrei fatto ballare loro la samba, tutti insieme, tanto tutto fa brodo.

Riprende la gara: altre canzonacce inascoltabili e poi la pena assoluta: una mezz'ora di Verdone vestito da Boy Scout che litiga con la moglie ed i figli, un dialogo tanto dozzinale e sconnesso quanto irritante. Si voleva far ridere ma non ho contato una misera battuta in tutta la performance. Il pubblico, zitto, si pentiva già di aver comprato i biglietti per l'Ariston. Io, ammutolito come il pubblico, sbuffavo e stronfiavo come un cavallo.

Arriva l'ospite straniero: è Lenny Kravitz, anche la sua canzone è brutta ed i conduttori non sanno di cosa parlare. Almeno la modella intavola con lui un discorso in inglese, Pippo dopo 50 anni di carriera non sa dire nemmeno "welcome". Imbarazzante. Arrivo all'85% del festival e poi il mio eroismo va a farsi benedire, vado a letto.

La puntata successiva, quella di ieri (martedì) si apre con i conduttori circondati da cani abbaianti ed anche questa volta mi chiedo cosa c'entri. Poi mi sovviene un dubbio: forse se ne sono accorti che è uno spettacolo da cani oppure fanno dell'ironia sui cantanti che sono dei cani: mi dico che magari ci salta fuori la battuta azzeccata mentre proprio i cani sono gli unici a tenere bene il palcosenico. Non accade nulla e di battute nemmeno l'ombra. I cani continuano ad abbaiare, Chiambretti e Baudo se ne stanno al centro con Baudo che si finge terrorizzato. Aspetto un pò per vedere se almeno essi li sbrananano, uno spettacolo in stile Grand Guignol potrebbe essere un'idea, forse un pò malsana ma almeno un'idea. Ed invece niente, nemmeno i cani se li filano, dopo un pò tolgono l'assedio ai due conduttori che restano lì, impagliati e fintamente tremebondi. A questo punto esco di casa e vado a ballare, Sanremo ha già avuto la sua parte della mia attenzione.

Arriviamo ad oggi: gli ascolti sono paragonabili alle percentuale del PD, Pippo dice che il festival è troppo bello per gli italiani, che non capiamo niente perché siamo abituati alla monnezza televisiva.

Eh, caro Pippo, hai proprio ragione: in Italia la monnezza è monnezza, anche se ci si ricicla come novità. Vai da Walter e fatti spiegare. Il brutto, però, è che non esistono termovalorizzatori adatti per distruggere la raccolta differenziata delle ovvietà e della decadenza di uno spettacolo indegno di un paese civilizzato.

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29 gennaio, 2008

Tribunale Orfei

Con tutto il rispetto della famiglia Orfei i cui spettacoli sono gradevolissimi, siamo messi molto peggio dei circhi: questi sono allo stato attuale i tribunali in Italia.

Oggi si è consumato il rito d'iniziazione del solito gossip che purtroppo terrà banco per altri 8 anni come fece la vicenda Franzoni e quella dei bambini della scuola i cui insegnanti vennero accusati di pedofilia.

In Italia accade di tutto ma questo è davvero troppo: in tribunale sono state montate telecamere alla "Grande Fratello", si accreditano giornalisti come ad un volgare campionato del mondo e, novità, si pagano 200€ per potersi riservare un posto in aula. Io francamente rimango a bocca aperta.

Chi pensa che la giustizia non debba essere riformata si vergogni: è una rotta non solo del buon gusto ma anche dei più semplici princìpi elementari della riservatezza. E' vero che il processo è pubblico ma a tutto c'é un limite, morale ed etico.

Questo paese è uno schifo, colmo di una giustizia lassista solo quando c'é da spettacolarizzare i processi o gli avvisi di garanzia ed ampiamente sconfinante nel sopruso quando è pilotata al punto di permettere l'irregolarità perfino nei confronti dello stesso codice di procedura penale.

Non solo: schifo fanno anche i giornalisti, che con tutte le notizie importanti quotidianamente offerte dal mondo dedicano mezzo minuto alle inondazioni in Sri Lanka che fanno centinaia di migliaia di vittime ed un quarto d'ora a telegiornale nel descrivere il colore del maglione di Olindo Romani, il gesto di sistemarsi i capelli di sua moglie o l'occhiale firmato di Azouz.
E poi via, con dibattiti e merchandising mediatico di una tragedia la quale richiederebbe solamente dolore e silenzio.

Non immuni dalle responsabilità siamo anche noi cittadini, che facciamo schifo anche più dei giornalisti (i quali in fondo fanno il loro lavoro e danno in pasto alla folla ciò che la folla stessa vuole). Oggi in tribunale oltre alla coppia di Erba, i giudici e gli avvocati sono entrati anche il chiacchericcio da comare, il gossip più sfrenato, il più perverso protagonismo: io c'ero, anche al costo di pagare. Bello spettacolo.

La verità è che questo popolo nell'ultimo scorcio del precedente secolo è involuto ad uno stadio che definire primitivo è un eufemismo. Lo dico con la tristezza nel cuore e con l'amore per le cose belle di cui in passato è stato maestro per tutto il mondo.

Ora possiamo offrire solo spazzatura nelle strade, nella società, nelle aule di giustizia (?), in parlamento ed anche in televisione: il problema è che per questa tipologia d'immondizia non esiste un inceneritore adatto.

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04 dicembre, 2007

Voyeurismo disumano

Non so se l'avete notato: ormai da qualche anno il crimine fa share e le televisioni si sono buttate tutte a capofitto per accaparrarsi la loro buona fetta di telespettatori. Non che io contesti la notizia in sé, però la continua e massacrante ribalta mediatica sulla quale volontariamente o no certi protagonisti vengono piazzati ha davvero dell'irrispettoso. I media fanno così: scelgono la vicenda più nebbiosa ed oscura possibile (meglio se la polizia non riesce a chiarirne i contorni) poi sbattono i protagonisti in prima pagina per anni, montando il cosiddetto "caso": il condizionamento subliminale farà la sua parte e gli spettatori si trasformeranno in una tribuna che s'ingrosserà autonomamente, acquistando sempre più giornali e regalando alle trasmissioni uno share crescente. Un pò come avviene per la pubblicità, insomma. A volte però capita che una siffatta notizia manchi: si prende allora una vicenda passata e giornalisticamente clamorosa (come ad esempio l'attentato dell'11 settembre) e si dà credito ad illazioni o dietrologie pronunciate dal solito scemo di turno che dice di avere capito tutto. In questo modo ci si arricchisce anche speculando sulle tragedie: il signor Michael Moore, ad esempio, sugli attentati alle torri gemelle è riuscito a fare un film talmente fuorviante che rasenta la fantascienza.

In Italia invece è cominciato tutto con la Franzoni: in questi anni ne abbiamo sentite di cotte e di crude, la sua vicenda ha avuto più spazi in televisione di quanti non ne siano stati dedicati a qualunque altro programma od avvenimento e tutt'ora la storia della Franzoni sembra non finire. Retroscena, ipotesi, contraddizioni, conferme, alibi e sospetti s'intrecciano in un bombardamento mediatico che sconfina nel caos. E la gente se ne sta lì, beota, a sorbirsi ogni parola, ogni gesto, ogni opinione come si trattasse di Beautiful.

Personalmente quando si parla della Franzoni o similari spengo la tivù. Non m'interessano le beghe cialtronesche degli innocentisti e dei colpevolisti, né i profili psicologici o quelli emotivi. Ognuno reagisce in modo differente di fronte a qualunque fatto e quindi l'interpretazione vale zero: valgono i fatti. Ma sentire un dibattito sulla Franzoni è come infilarsi in una discussione politica: innocentisti e colpevolisti si sfidano a duello accusandosi a vicenda di portare prove false. Fioccano i "non è vero" da una parte e dall'altra ed allora è inutile ascoltare perché l'ascoltatore non ha alcun elemento certo sulla base di cui decidere.

La cosa che però mi irrita di più non è questa, ma il fatto che i giornali e le televisioni speculino su un dramma così terribile: l'omicidio di un povero bambino non resta una semplice storia orribile su cui stendere un velo di pietà ma diviene "un giallo", come se si trattasse di un romanzo di Agatha Christie. La vicenda, cioé, viene avulsa dalla sua drammacità ed entra nell'astratta dimensione della fredda morbosità: tale operazione in definitiva sposta il punto focale dalla pietà per un bimbo ucciso selvaggiamente al tecnicismo investigativo, dando l'impressione ad ogni singolo spettatore di potersi calare nei panni dell'ispettore Derrick. Sono sicuro che se gli amanti di questa pratica potessero invece leggere l'orrore e la paura negli occhi di Samuele grazie ad un'istantanea scattata nel momento del delitto, perderebbero subito la voglia di chiaccherarne come se fossero al Bar Sport.

Ma la percezione del nostro orrore è direttamente proporzionale a ciò che interiorizziamo con i nostri sensi. Pestiamo un serpente perché ci fa ribrezzo ma non tireremmo mai il collo ad un canarino. Ci prodighiamo per cercare una sciarpa in tinta con il cappottino di un bambino ma non ci curiamo di milioni di bimbi che muoiono di fame tra le sofferenze. E questo i media lo sanno quando sfruttano le nostre debolezze.

Tornando alla perversa logica dei palinsesti, quindi, io contesto questo modo di far televisione per due motivi: il primo, quello espresso sopra, perché si sostituisce la pietà con il voyeurismo. Il secondo (ed è di carattere sociale) perché così facendo annulliamo il sentimento di orrore nei confronti dell'atto in questione, tramutandolo in un'avventura appassionante alla Hitchcock e rischiando quindi di sdoganare il crimine. Il passo successivo è che la gente si auguri un omicidio per poter partecipare alla propria personalissima fiction mediatica.

La vicenda Franzoni ha fatto scuola, dicevo, ed è tutto un "giallo". Ci siamo sciroppati quello di Omar ed Erika, la strage di Erba, la vicenda della scuola in cui gli insegnati erano accusati di pedofilia. Ora c'é la vicenda di Meredith che ieri sera occupava ben tre canali televisivi in contemporanea. Perfino Diana, dopo più di dieci anni, non può ancora riposare in pace: ogni volta che un cretino afferma di sapere qualcosa di nuovo tutto il mondo si precipita a sentire quali bestialità abbia da dire.

Il brutto è che poi il cretino scrive un libro e diventa milionario.

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13 novembre, 2007

Voyager, ai confini della disinformazione

Di boiate in tv ne ho viste parecchie: dai falsi litigi degli avventori nei programmi della D'Eusanio ai Reality Show, dalle danze pseudoprofessionistiche della Lecciso fino a Sanremo, passando per le fiction, le sit-com, le telenovelas e tutto quell'atollo di idiozie che ci propina la televisione odierna. Ma di questi spettacolini nessuno ha la pretesa di farci credere che quella rappresentata sia la realtà, piuttosto una realtà re-interpretata o simulata, un monumento alla mediocrità ed alla decadenza dei nostri tempi in cui litigi, urla ed attori incapaci prendono il posto di trasmissioni interessanti ed istruttive.

I veri programmi pericolosi, però, sono altri: quelli di Rai Tre in cui si parla di politica (compreso il programma di Santoro trasmigrato su RaiDue) ad esempio, diffondono balle a raffica. Basti vedere Rainews 24 e ci si accorgerà di quanto siano politicizzati i servizi e le interviste. Oddio, dall'altra parte politica c'é Fede ed il suo telegiornale, ma almeno tutti gli riconoscono (e lui non nega, anzi, ammette) una decisa militanza nel centrodestra, per cui il suo format va interpretato come una sorta di proclama politico, una specie di wrestling di parte, un programma che talvolta fa sganasciare dalle risate anche coloro che appartengono alla sua stessa area politica.

Stasera, però, come altre sere, mi sono imbattuto in Rai Due che stava trasmettendo un programma incredibile, Voyager, condotto da tal Roberto Giacobbo. Ebbene, questo programma viene presentato con il format di diffusione scientifica alla Quark, con la differenza che è tutto basato su inchieste seriose, documentari pieni di errori e di sogni, eminenti pazzi e sedicenti scienziati che dichiarano cose impossibili al limite dell'assurdo.

Io sono ingegnere, ho studiato al liceo classico tradizionale, mi sono fatto un mazzo così per avere un'ottima preparazione sia nelle materie scientifiche che in quelle umanistiche: la mia passione però, è la scienza in tutte le sue forme ed espressioni. Avendo masticato matematica e tecnologìa fin da quando ero bambino so distinguere perfettamente una stronzata da una notizia credibile e visto che la mia sete di conoscenza è sempre in ascesa, sono anche piuttosto ferrato in medicina, approfittando del fatto che mio padre è medico e mi ha sempre accompagnato alla scoperta di diagnosi, patologìe, farmaci e tecniche curative.

Ebbene, quando mi capita di imbattermi in servizi come quelli presentati stasera da Voyager salto dalla sedia: in un servizio si parlava della possibilità che la Terra fosse, nel 2012, spazzata via da un brillamento solare in fase di massima attività (venivano portate profezie antichissime a supporto dell'ipotesi... pensa un pò, siamo ridotti a credere a Nostradamus). Si assisteva dunque ad un servizio in cui, a causa di tali brillamenti, si ipotizzava un sovraccarico diffuso di tutte le reti elettriche, poi si vedeva un aereo che si schiantava, due treni che si scontravano, i piloni della luce che cadevano come birilli (ma che c'entra poi la gravità con il sovraccarico di tensione?) e le centrali elettriche che dovevano togliere corrente lasciando il mondo praticamente al buio, in un paesaggio postapocalittico popolato da barboni e da masse disperate "per giorni, mesi od anni" (da notare che un brillamento dura invece in media pochi giorni). Una stupidaggine totale, visto che il vento solare (così si chiama il flusso di elettroni proveniente dal sole) non ha la benché minima capacità di far saltare relais o produrre sovraccarichi nei trasformatori di una rete elettrica la quale, nel ramo terminale, eroga ben 220V. di tensione! Diverso potrebbe invece essere il problema per le telecomunicazioni disturbate da flussi magnetici (ma bisogna che siano davvero imponenti!) ed per i satelliti non protetti dalla magnetosfera terrestre (che all'attuale stadio di vita del Sole è imperforabile) i circuiti dei quali richiedono una quantità minima di corrente elettrica, calcolabile in micro e milliwatt. Anche in questo caso, però, se si verificasse una sovratensione, interverrebbero i disgiuntori che impedirebbero alla corrente di circolare nei microcircuiti del satellite.

Prova ne sia che la fase acuta dei brillamenti, per quantità e per potenza erogata è ciclica, con una frequenza di dodici anni senza che mai in passato sia successo nulla di minimamente rilevante nella vita di tutti i giorni. Nella fattispecie il 28 ed il 29 ottobre si sono registrati due brillamenti record (leggi qui) e nulla è successo se non un piccola sospensione dell'attività del satellite SOHO (leggi qui) momentaneamente "accecato" e qualche maggiore assorbimento di radiazioni X da parte di alcuni passeggeri di un aereo che volava ad alta quota. Per il resto nulla.

Alla fine del Servizio interveniva Roberto Giacobbo, il conduttore della trasmissione, che ricordava quello che "potrebbe succedere se..." lasciando presagire che lo scenario esposto sarebbe possibile nelle condizioni attuali.

D'altra parte, il modo di affrontare gli argomenti da parte di Voyager è astuto: Giacobbo non vi dice se le sue ipotesi siano impossibili o no dal potersi realizzare, le presenta come una possibilità reale. Come dire che un cavallo alato sulla terra potrebbe attraversare l'Atlantico in venti giorni. Il difetto sta nella stupidità dell'ipotesi: non esistono cavalli alati sulla terra. Ora, se una persona vi portasse questo esempio gli ridereste in faccia perché chiunque sa che sulla terra i cavalli non hanno le ali. Questo perché chiunque sa cos'é un cavallo. Parlando invece di cose scientifiche conosciute solo dagli addetti ai lavori, si possono divulgare un sacco di idiozie perché chi non conosce le prende per buone, "le hanno dette in televisione e la TV non mente per quanto riguarda i programmi di divulgazione scientifica". Solo che Voyager è tutto meno che divlugazione scientifica.

Per esperimento ora vi farò un esempio di falsificazione della realtà: rispondete a questa affermazione.

"In certe condizioni ed in un lontano futuro un'astronave potrebbe superare la velocità della luce viaggiando a quella che in certi telefilm di Star Trek si chiama "velocità di curvatura". L'impossibilità di arrivare alla velocità di curvatura è però data dalla difficoltà di dotare la nave di abbastanza energia per arrivare a spingerla oltre alla velocità della luce, ma forse un giorno, con le nuove tecnologie ci si arriverà".

Voi ci credereste, e come darvi torto se non foste dei matematici e ve lo dicesse la tv.

Ebbene, se facessi questo vi racconterei una balla stratosferica ma se qualcuno che ne sa di analisi matematica vi guidasse ci potreste arrivare anche con limitate conoscenze analitiche: ora spiego, prendete carta e penna e seguite i miei passaggi.

Scriviamo la formula di Minkowski per la massa, indicando "SQRT" come la radice quadrata, m0 la massa a riposo (a velocità nulla), "v" la velocità della stessa massa a cui la vogliamo far viaggiare e "c" quella della luce che la nostra massa dovrebbe raggiungere e superare.

La formula è m = m0 / SQRT((1-(v/c)²).


Se si aumentasse la velocità v fino a giungere a quella della luce, la v della nostra formula diventerebbe c (v = c) e la formula diverrebbe: m = m0 / SQRT((1-(c/c)²) e quindi, essendo c/c = 1 diventerebbe m = m0 / SQRT((1-(1)²).
1-(1)² però dà come risultato (1-1) che a sua volta è uguale a zero, perciò la formula si ridurrebbe a m = m0 / SQRT(0) con un denominatore SQRT(0) che è radice quadrata di zero (e quindi pari a zero).

Pertanto la formula diventerebbe m = m0/0 che in analisi matematica dà origine ad una "singolarità" (in questo caso sarebbe una formula senza senso) ed anche facendo un calcolo chiamato "limite" per il denominatore tendente a zero la formula presupporrebbe che la massa m del nostro corpo viaggiante fosse infinita. Sta di fatto, però, che nella realtà nessun corpo in fisica può avere una massa infinita.

Se invece l'astronave balzasse ad una velocità superiore a quella della luce senza passare per la velocità della luce stessa (cosa tra l'altro impossibile ma un pò come a Monopoli si salta il "VIA", per intenderci) la sua "v" sarebbe maggiore di c, quindi m = m0 / SQRT((1-(v/c)²) si trasformerebbe in una formula nella quale v/c sarebbe maggiore di 1. Questo significa che il fattore (v/c)² dovrebbe essere più grande di 1. Mettiamo ad esempio che (v/c) abbia valore 3 e quindi (v/c)² = 9 (ma può andar bene ipotizzare per v/c qualunque numero maggiore di 1), si avrà m = m0 / SQRT ((1-9)), dove 1-9 dà come risultato -8. La formula quindi sarà m= mo / SQRT (-8). Ma la radice quadrata di numero negativo, a meno che non si ragioni nel dominio dei numeri "complessi" (inesistenti però in natura) è assolutamente priva di significato e non esiste perché non vi è nessun numero positivo o negativo che moltiplicato per se stesso dia un numero negativo. Essendo infatti la radice quadrata definita come "quel numero tale che quando viene moltiplicato per se stesso dà il numero indicato sotto radice", prendendo due numeri positivi e moltiplicandoli tra loro (ad es. 2 *2 = 4 dà un numero positivo) e così pure due negativi (-2 * -2 = 4 dà sempre 4, positivo). Come risultato abbiamo quindi sempre un numero positivo, quello che deve stare sotto radice. Ma nel nostro esempio, vedi sopra, il numero sotto radice è negativo, il che è impossibile e la radice perde il suo significato perché facendo un azzardatissimo paragone per chi non ci ha capito nulla, sarebbe come dire che viaggiando verso ovest mi sposto verso est. Da qui l'impossibilità di superare la velocità della luce perché la nostra astronave, dotata di massa, andrebbe contro una legge matematica. Negare questa evidenza sarebbe quindi come affermare che per andare alla velocità della luce (o superarla) occorrerebbe che cinque più cinque facesse sedici, il che è un assurdo.

Avete capito qualcosa? Spero di sì.

Tornando al nostro Voyager, ho poi ascoltato l'apoteosi della comicità quando il servizio successivo affermava che un tale, John Titor, afferma di aver viaggiato nel tempo arrivando da 2036, quindi relativamente vicino nel tempo. Faccio notare l'incongruenza dei due servizi di Voyager, banale e contestabile anche per un bimbo di pochi anni: nel servizio precedente si era paventata la possibilità che il mondo, ridotto in cenere, finisse nel 2012. Questo signore afferma di arrivare dal 2036. Ma allora il mondo non finirebbe nel 2012 e quindi il primo servizio sarebbe un assurdo. Assurda anche l'ipotesi opposta, ovvero che il mondo finisca effettivamente nel 2012: ma questa ipotesi almeno costituirebbe un'assurdità a metà in quanto la parte di che definisce Titor come un pazzo è indubbiamente una realtà.

Tra l'altro questo Titor avrebbe lasciato le prove "della sua ripartenza per il 2032" registrate in una cassetta indivulgabile ed in mano di pochi fidati e segreti amici. Prendere per il culo la gente, evidentemente, è uno sport in cui molti eccellono.

Ma c'é di più: Voyager, senza sapere nemmeno di cosa si sta parlando, si avventura in un percorso minato (facendo esplodere tutte le mine) ipotizzando che un giorno si possa viaggiare avanti ed indietro nel tempo grazie ad un buco nero (clicca qui). Ora, un buco nero è un ammasso di materia densissima nel quale la materia entrante viene schiacciata fino a che le particelle degli atomi si fondono (il Sole ad esempio avrebbe in un buco nero un diametro di 3 km e la Terra di 1 cm): i buchi neri quindi sono dei mostri che inghiottono e distruggono tutto come in un tritacarne sminuzzando e stritolando, figuriamoci come potremmo sopravvivere noi e la nostra povera astronave! Inoltre non si sa esattamente cosa accada in un buco nero, esistono solo teorie, per cui questa ipotesi lascia il tempo che trova. In terzo luogo sarebbe impossibile, a meno di trovarsi in margini estremamente lontani da esso, entrare nel campo gravitazionale del buco nero senza esserne risucchiati come zanzare ed a maggior ragione sarebbe assolutamente impossibile controllare la traiettoria di un qualunque mezzo che ne entrasse. Infine voglio ricordare che buco nero il più vicino a noi sta, udite, a 26.000 anni luce: ciò implica che, facendo la luce circa sette volte e mezzo il giro della Terra in un secondo (circa 300.000 km/sec), per arrivare là dovremmo viaggiare per un tranquillo weekend di 26.000 anni e pure alla velocità della luce, che, come dimostrato sopra, non solo non è raggiungibile per un oggetto dotato di massa ma nemmeno lontanamente avvicinabile: per dare un'idea, il Voyager 1 (da cui la trasmissione ha - sigh- preso il nome), uno tra i più veloci satelliti artificiali deputati all'esplorazione dei pianeti esterni viaggia a circa 17 km al secondo, la cui velocità, paragonata con i 300.000 km al secondo della luce, è praticamente nulla. Ciò significa che per arrivare al buco nero più vicino impiegherebbe circa 458 milioni di anni...minuto più minuto meno.

E' triste e disdicevole, quindi, che UNA RETE PUBBLICA mandi in onda e PERFINO IN PRIMA SERATA un tale carico da briscola di disinformazione, qualunquismo ed antiscientificità.

Al suo posto si dia immediatamente spazio a nuove puntate di Quark, a cui sono affezionatissimo, "Passaggio a NordOvest" della Rai e "La macchina del tempo" di Mediaset così, magari, alla fine dell'anno potrei anche essere felice di pagare il canone.

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07 ottobre, 2007

La corrida di San-Toro

L'avevamo detto mille volte quando alla guida del governo di centrodestra c'era Berlusconi: le trasmissioni condotte da Santoro sono faziose, scorrette, delle vere ghigliottine mediatiche in cui il conduttore assume il ruolo di giudice e giustiziere costruendo assunti, tacitando interlocutori o frantumando discolpe a suo piacimento, mentre la totalità del pubblico invitato in studio forma una sorta di Colosseo di sinistra che scatta ad applaudire solamente quando parlano coloro che sono in linea con il San-Toro pensiero. Essendo un tempo Raitre a mandare in onda questi veri e propri agguati televisivi, non abbiamo mai avuto alcun dubbio sul ciarpame che ci veniva propinato mentre la sinistra riteneva che tale immondizia fosse, come ha ricordato Gianfranco Fini, "garanzia di libertà e democrazia" almeno fintanto che il bersaglio predestinato era il centrodestra. Ora, con l'occupazione della RAI da parte delle sinistre, questa TV trash si è estesa anche a Raidue ma il bersaglio è mutato.

Ultimamente San-Toro sembrava soddisfatto, le sue trasmissioni non pungevano più come una volta pur se i problemi rimanevano gli stessi, anzi, si acuivano drammaticamente. Per giunta eravamo arrivati all'assurdo che il presentatore suggeriva implicitamente la risposta cammuffata all'interno della domanda al politico sinistro di turno, così il compitino era facile facile: nessuna aspra contestazione, al massimo veniva chiesta una precisazione tanto per fingere un'equidistanza tra i poli che non esisteva, insomma, bastava dar ragione a San-Toro ed il pubblico giulivo applaudiva bovinamente.

Il menage è però durato giusto il tempo di farsi un pò di reciproci salamelecchi quando i rapporti tra politici di sinistra ed i centristi si sono fatti così repentinamente tesi da cambiare tutto l'impianto accusatorio ed in particolar modo l'imputato di turno, che è diventato per estensione il politico dello schieramento catto-sinistro-moderato.

In tale contesto il capro espiatorio più facilmente sacrificabile è stato ovviamente Mastella, un bersaglio fin troppo facile in quanto corresponsabile, ma anche parafulmine, delle nefandezze di cui questo governo si è reso responsabile: quando si sente parlare un qualsiasi esponente della sinistra pare infatti di intendere che le leggi votate dalla maggioranza non siano state promulgate da Camera e dal Senato nella loro interezza ma dal solo Mastella, al quale viene attribuita tutta e sola la responsabilità del disastro a cui i sinistri ci hanno condannato. Insomma, non che Mastella non se la sia cercata tra indulti e viaggi a sbafo ma certo è che in fatto di demolizioni si trova in buona compagnìa, concetto su cui le faziose trasmissioni di sinistra, però, glissano abilmente.

Dunque, il fatto che Mastella rappresenti una voce di dissidenza nei confronti del soviet comunista ha fatto scattare all'interno della trasmissione "Annozero" ed in perfetto stile birmano la consueta gogna mediatica costruita ad arte, la stessa che riempiva di fango e di ludibrio gli esponenti del centrodestra durante il governo della CDL: la novità invece sta nel fatto che Santoro ed il pubblico suo adepto non infamino più gli avversari politici di sempre ma un membro della sua stessa coalizione, addirittura il Ministro della Giustizia.

Evidentemente questo modus operandi non è piaciuto molto ai vertici delle segreterie rosse le quali, dovendo scegliere se schierarsi con il fido alleato mediatico San-Toro o disinnescare le polemiche contro un governo già traballante di cui anch'essi fanno parte, hanno preferito buttare a mare il primo esibendosi in dichiarazioni apparentemente roboanti ma che invece suonano come la scoperta dell'acqua calda. "Annozero è un programma fazioso" hanno dichiarato i politici sinistri, "Il programma di RaiDue non è serio né professionale" hanno aggiunto, svegliandosi dal coma profondo solo per il fatto che ora fossero stati toccati i loro stessi interessi. Ma guarda, la CDL l'aveva ricordato e ripetuto fino allo sfinimento per ben 5 anni e lo si scopre solo ora!

E così San-Toro, scaricato dal governo che egli stesso aveva contribuito a supportare è stato trattato come uno straccio usato, esattamente come faceva l'Unione Sovietica con le spie al suo servizio: quando venivano compromesse erano lasciate al loro destino.

Non mi fa per nulla pena, San-Toro, perché comunque la sua scelta l'ha fatta giocando nel campo sbagliato, quello in cui si svolge una corrida nella quale lui ha le corna spuntate ed i matadores rossi gli stanno infilzando pesanti banderillas sul groppone.

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