Libere Risonanze: Michele mica tanto Placido

10 settembre, 2009

Michele mica tanto Placido

Esce il nuovo film di Michele Placido presentato la festival di Venezia, film che ovviamente non andrò a vedere nemmeno se minacciato con un Kalashnikov alla tempia (ed al quale farò avversa propaganda) per quattro validi motivi:

Primo, il film narra il '68. Non so come viene presentato il '68 in questo film e francamente non mi interessa, ma il '68 fu uno dei peggiori disastri italiani del dopoguerra. I sessantottini parlavano di giustizia ma spaccavano le vetrine, distruggevano i negozi (come i noglobal odierni, nulla è cambiato), pretendevano il 6 politico minacciando i professori ed inneggiavano al comunismo, esempio perfetto più che dell'uguaglianza nella "giustizia", dell'uguaglianza tra i "giustiziati".
Il sessantotto ha prodotto una massa di ignoranti, sfaccendati, cannaioli e rifiuti della società come mai in passato si è visto in Italia, cosa di cui ora, essendo molti di essi diventati professionisti grazie ad una scorciatoia politica, paghiamo le conseguenze.

Secondo: non mi piace l'incoerenza di Placido. Alla domanda più che legittima ed assolutamente pertinente della giornalista spagnola che gli chiedeva come mai ce l'avesse tanto con Berlusconi ma poi si facesse produrre i film proprio da Medusa, l'attore, punto sul vivo, ha incominciato a sbraitare che in Italia se si vuole far produrre qualcosa bisogna passare per le forche caudine di Berlusconi. La cosa però non sposta di una virgola il problema: se uno ha un ideale da difendere lo deve difendere anche se gli costa del proprio ed a qualunque costo. Se le cose stessero come afferma Placido (e non è così perché vi sono altri distributori - vedi RAI - solo che chissà, magari gli offrivano condizioni peggiori) , egli potrebbe farsi produrre e distribuire il film da una società estera oppure, per coerenza, rinunciare al suo lavoro di attore.

Mi spiego: io sono di centrodestra. Se domani venisse da me D'Alema a propormi di lavorare per la segreteria di partito con tanto di lauto stipendio, io rifiuterei sdegnosamente anche se fossi dispccupato perché non si può fare dell'idealismo ad intermittenza e perché la coerenza non è un valore relativo ma un valore assoluto, nel bene e nel male.

Personalmente dò poco credito ad attori, cabarettisti e cantanti che trattano un argomento o si allineano ad una certa posizione politica e poi si comportano esattamente all'opposto di quanto dichiarano pubblicamente. Vi sono cantanti che parlano di storie di povertà sperticandosi in canzonette e poi guadagnano come nababbi, possiedono ville, girano in SUV e possiedono yacht, salvo poi andare ai festival dell'Unità ad abbaiare contro il capitalismo che uccide l'essere umano.

Terzo: non mi è piaciuta la reazione di Placido perché non era il caso di incazzarsi. Bastava parlare tranquillamente e respingere al mittente le accuse, poi ognuno si sarebbe fatta la sua opinione.

Quarto: alla fine della sfuriata, Placido ha chiosato con una confusa storia degli americani ed inglesi (come se fossero la stessa cosa, mah, dovrebbero spiegargli che ormai la guerra d'indipendenza è passata da due secoli e mezzo) che farebbero la guerra al mondo e che poi producono i film dove essi figurano come i buoni.

Ebbene, Placido (il quale tra l'altro ha confuso la nazionalità della giornalista che era spagnola e non inglese, poteva almeno informarsi) invece di lanciar strali contro gli americani e gli inglesi, quando parla di loro dovrebbe ringraziarli profondamente e levarsi il cappello, perché se ora lui è un ricco attore e può permettersi di dire ciò che gli salta in bocca è perché proprio gli americani e gli inglesi nel '43 hanno liberato il nostro paese dal giogo nazifascista venendo a morire qui. Avrei tanto voluto vedere Placido tenere una simile conferenza nel periodo del fascismo...ed avrei voluto che qualche giornalista inglese od un americano presente a quella conferenza lo avesse aggredito come ha fatto lui con la giornalista spagnola.

Inoltre il Sig. Placido dovrebbe capire che nessun popolo è esente da errori e da guerre sbagliate: Placido è italiano e gli italiani s'imbarcarono come molti altri popoli, a loro tempo, in una bella guerra di aggressione. E allora come la mettiamo? Con una differenza, però: che noi le guerre le abbiamo combattute per esportare una dittatura, mentre gli americani per sessant'anni ci hanno protetto dalle dittature.

E su questo c'é poco da incazzarsi, semmai bisognerebbe ringraziare umilmente.

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