Libere Risonanze: La tua banca, la tua famiglia

02 ottobre, 2008

La tua banca, la tua famiglia

In questi giorni di crisi ho sentito molti commenti sulla differenza tra le banche estere e quelle italiane che pare abbiano risentito, tranne poche eccezioni, in misura modesta della batosta subprime. Certo, lo stato d'allarme permane ma il peggio sembra essere scongiurato: il piano di finanziamento messo in atto dalla FED e la copertura dell'UE pare aver raffreddato una situazione che si stava facendo sempre più incandescente.

Ciò che non mi ha convinto, anzi, direi che proprio non mi è piaciuto, è stato il messaggio che si è cercato di far passare secondo il quale le banche italiche siano un modello di attenzione, di sicurezza ma soprattutto di virtù.

Si è detto che le nostre banche non speculano come quelle americane, che la banca italiana è "formato famiglia" e che i nostri soldi lì sono al sicuro. La banca viene presentata come una specie di premurosa sorella, insomma, come quelle della pubblicità in cui il cliente si trova felice a correre su un prato di margherite e coniglietti rosa perché c'é l'istituto di credito alle sue spalle pronto a garantirgli un aiuto quando è in affanno o quando possiede qualche progetto da finanziare.

Siccome il sottoscritto ha la memoria lunga ritiene che questa visione bucolica del mondo creditizio non solo sia falsa ma del tutto fuorviante: chi non ricorda lo scandalo del Banco Ambrosiano e più recentemente quelli di Parmalat e dei bond argentini? In questi ultimi due casi molte banche specularono vergognosamente sulle spalle degli ignari cittadini vendendo loro carta straccia (sapendo benissimo essere tale) a valore nominale , in modo che chi avesse pagato le conseguenze degli investimenti sbagliati dell'istituto di credito sarebbero stati i risparmiatori.
Ed infatti molti risparmiatori si trovarono improvvisamente sul lastrico dopo che i loro "consulenti" li avevano riempiti di balle.

Io stesso, in prima persona, ebbi prova di quanto fameliche siano le banche: alcuni anni fa decisi di comprare una fabbrica molto solida con il mio ex-socio ed ci rivolgemmo alle banche per farci erogare un mutuo ipotecario. La banca che scegliemmo, dopo aver analizzato tutto quanto ed eseguite le perizie sul fabbricato scoprì che solo il valore del terreno e della struttura superava di una volta e mezzo il valore del mutuo. In sostanza ammise, io presente, che quello era un grande affare. Il direttore ci disse che il mutuo sarebbe stato erogato. Dopo averci fatto perdere mesi e preparare tutto quanto mi arriva una telefonata a casa: il direttore mi dice che per la fabbrica ci sarebbero voluti altri 400.000€. Io ed il mio socio ci consultammo e prendemmo una decisione, acconsentendo. Passa un'altra settimana e di nuovo il direttore ci telefona: "sa, non è sufficiente, vorremmo anche degli immobili a garanzia" fu l'incipit del discorso.

Lo mandai a fanculo in diretta telefonica, testuali parole. La trattativa saltò e la fabbrica venne acquistata da un'altra società.

Pertanto consiglio i vari commentatori di non tessere tanto le lodi delle banche italiane né che si faccia credere alla gente quanto tali istituzioni agiscano sempre in maniera onesta e trasparente: il tempo delle favole è tramontato per noi, prima che per gli americani.

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2 Comments:

Blogger Fabio ha detto...

Certo con il sistema italiano che chiede garanzie enormi è difficile avere crisi di insolvenza. D'altra parte rende le cose molto difficili per chi voglia iniziare un'attività dal niente.

venerdì, 03 ottobre, 2008  
Blogger Jetset - Libere Risonanze ha detto...

Ciao Fabio, il problema è proprio questo: trovare un punto di equilibrio. Comunque personalmente non mi fido delle banche perché le ho trovate molto scorrette in passato.

sabato, 04 ottobre, 2008  

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