Libere Risonanze

12 novembre, 2008

Alitalia, AltraItalia

Sembrava finita: era un'agonìa che durava da anni, una baruffa continua promossa da un caos di sigle e potentati che non si curavano di devastare quanto più possibile la controparte per ottenerne il massimo dei vantaggi. Fossimo in una guerra, questa strategìa nei confronti del nemico sarebbe intelligente ed efficace.
Purtroppo non stiamo parlando invece di una guerra convenzionale ma di una guerra nucleare nella quale chi si prende la responsabilità di schiacchiare il bottone deve aspettare altrettanti missili di ritorno, condannando così non solo il nemico ma anche se stesso e gente innocente all'estinzione.
Per Alitalia siamo arrivati ad una situazione da reparto psichiatrico: le sigle sindacali che non intendono ottemperare all'accordo danneggiano la compagnìa di bandiera "per garantire un futuro alle loro famiglie". Così facendo, però, condannano il loro datore di lavoro all'abbandono e le loro stesse famiglie alla distruzione. Beh, certo Colaninno dopo questa vicenda non girerà per i marciapiedi chiedendo l'elemosina: chi rimarrà col cerino in mano saranno proprio lorsignori. Se questo lo ha capito perfino la CIGL significa che davvero Alitalia sta cadendo senza paracadute in un baratro di ottundimento.
I sindacati ribelli vorrebbero riaprire il confronto e ricominciare tutto da capo, la qual cosa è già di per sé folle. Inoltre ho sentito che alcuni rappresentanti auspicherebbero ancora la nazionalizzazione della compagnìa di bandiera: ma certo, così Alitalia potrebbe tranquillamente continuare a sperperare come prima, facendo pagare il conto al contribuente.
Tié, vi faccio il gesto dell'ombrello.
Nessuna società come Alitalia ha mai goduto di simili attenzioni, iniziando da una risonanza mediatica fuori dall'ordinario per una compagnìa fallita da anni che nonostante tutto invece di mandare a casa con tanti saluti i propri dipendenti capricciosi ha continuato a vivere ben al di sopra delle proprie disponibilità. Una società salvata solo in nome del suo ruolo strategico, che ha caricato di debiti i cittadini ed i cui sindacati se ne sono fregati altamente di tutto e di tutti, continuando per anni a proteggere le corporazioni intestine sulle spalle di noi contribuenti. Una società i cui sindacati stessi hanno costretto il governo (il quale ha cercato di salvare posti di lavoro di gente che invece applaudiva al proprio licenziamento) ad un'illegale prestito ponte che ancora una volta graverà su di noi. Una società i cui tali sindacati hanno sdegnosamente rifiutato qualunque piano di risanamento/vendita/ristrutturazione precedentemente promosso. Una società a cui sono state concesse alternative ed ammortizzatori sociali talmente vantaggiosi da risultare a dir poco imbarazzanti per non dire vergognosamente spudorati, in un momento tra l'altro in cui l'operaio che perde il lavoro viene cacciato a casa senza tanti complimenti. Una società morta da un pezzo e parte del personale della quale, invece di ringraziare governo e cittadini levandosi il cappello, indice scioperi selvaggi facendo inferocire quegli stessi cittadini che con i loro soldi ingiustamente lo sta salvando dalla bancarotta.
Ebbene, io invece spero veramente che Alitalia collassi.
Non possiamo lasciar passare un simile comportamento. Il governo si muova più alla svelta faccia pagare i danni a coloro che hanno causato questi disservizi.
Dal canto mio, l'ho già scritto in precedenza, non volerò mai più con Alitalia. Non solo per una questione di disservizi ma prettamente per una questione di princìpio.
Se questa è guerra che guerra sia: sappiano i signori sindacalisti che l'arma nucleare definitiva l'ha in mano il cittadino, non loro: il cittadino può benissimo fare a meno del loro lavoro e rivolgersi ad altre compagnìe aeree, loro, invece, non possono fare a meno dei soldi del cittadino.

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26 settembre, 2008

Di Pietro ha incredibilmente ragione

Ma guarda un pò, mi tocca essere d'accordo con Di Pietro. Stasera dovrò disinfettarmi da questa onta trovando uno tra i miliardi di argomenti che mi dividono da lui e convincermi che no, Tonino in fondo sta a me come l'angolo nullo sta all'angolo piatto.

Eppure oggi mi sono inzaccherato: per la prima volta nella storia Tonino ha ragione. Veltroni non ha fatto un cazzo (scusate le tinte un pò accese del termine) per sbloccare il tavolo, è arrivato per ultimo, ha fatto una telefonatina ad Epifani - adesso che abbiamo incastrato il Berlusca si può procedere così si fa pure una bella figura - ed ora vuole presentarsi come il Grande Mediatore.

Che lo si biasimi o no (io lo biasimo moltissimo ma riconosco che stavolta dice la verità) non c'era Veltroni ma Di Pietro davanti all'aeroporto ad urlare a squarciagola insieme ai piloti che poveretti, tirano a campare con 150.000€ l'anno ed insieme al personale iscritto alla CGIL plaudente ed esultante per il fallimento della trattativa, evidentemente già conscio che tanto il consenso ad orologeria sarebbe arrivato.

Eppure nulla è cambiato al tavolo, nulla in più è stato concesso: vi sono state solo alcune inutili precisazioni sovrapponibili e coincidenti con quelle già previste dal piano CAI di una settimana fa.

La prova della politicizzazione della vicenda è che mentre la CGIL ha firmato per le motivazioni politiche suddette, la corporazione dei piloti che politicizzata non è sta ancora rifiutando il piano CAI perché nessun ulteriore vantaggio è stato ancora concesso.

E così abbiamo un bel piano Alitalia attorno al quale ruota il nulla: un Veltroni che gonfia con l'aria compressa il suo intervento di mediatore facendolo sembrare un trionfo. I sindacati che usano la stessa aria compressa per aver fintamente mostrato i canini "al padrone". L'unico esponente della sinistra che ha enunciato qualcosa che possieda un minimo di realismo è proprio, incredibile a dirsi, Di Pietro, il quale ha detto a chiare lettere a Walter di non pavoneggiarsi perché non lo merita.

Per il l'aria compressa aspettiamo che ritorni ancora a pensare.

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25 settembre, 2008

Il trappolone Alitalia

Era una pantomima. L'intera vicenda Alitalia era una laida pantomima inscenata dalle sinistre che hanno giocato su 20.000 posti di lavoro pur di incassare una pseudovittoria.

Mi spiego: alcuni giorni fa CAI ritira l'offerta "prendere o lasciare" perché alcuni sindacati ed i piloti non ne volevano sapere di firmare l'accordo. Berlusconi e Sacconi, che tanto si sono spesi per giungere ad una felice conclusione della vicenda, avevano già affermato che sarebbero entrate come soci di minoranza altre compagnie aeree interessate all'operazione, sempre che i sindacati avessero firmato.

Ma il PD ed i sindacati ribelli vicino alla sinistra hanno girato le spalle, mettendo fuorigioco Berlusconi e facendo rischiare il fallimento di Alitalia. Ad un osservatore poco attento questo potrebbe sembrare un duro ma normale scontro nell'ambito del mercato del lavoro, invece è una trappola ad orologeria ben congegnata.

Passano i giorni e le bocce sono ferme. Nessuno si muove. Nessuno vuole Alitalia. Il povero commissario Fantozzi mette umilianti annunci sui giornali, chi vuole Alitalia può venire a prenderla, vi preghiamo di far presto, vi regaliamo una cassa d'olio in omaggio. Berlusconi prega ed implora di firmare ma si scontra con i diktat dei sindacati, che non si sognano nemmeno di regalargli l'ennesima vittoria. La CAI rimane alla finestra.

A questo punto scatta la trappola: Veltroni si muove e manda una lettera a Berlusconi, dopo deliranti critiche assolutamente infondate Walter scrive "sono d'accordo con Lei, Alitalia va salvata ma il suo modo di procedere è stato a dir poco dilettantistico. Faccia qualcosa per portare al tavolo le parti". Berlusconi riparte di buona lena ed ottiene da CAI di tornare al tavolo per la firma (esattamente alle stesse condizioni formulate prima con qualche piccolo aggiustamento).
A questo punto i sindacati, che rifiutavano sdegnosamente l'accordo come se fosse stato partorito da Belzebù, ora esultano felici e si dicono pronti alla firma. Risultato: Veltroni è riuscito ad ottenere il nulla, ma gonfiato come un pallone.

In questo modo, dopo aver criticato in maniera indegna Berlusconi, Veltroni fa la bella figura di colui che ottiene i risultati "dialogando" e si propone come l'uomo che ha avuto il merito di sbloccare la trattativa. Già, è bastato un "Go Ahead" ai sindacati al momento giusto e tutti i problemi, tutte le eccezioni, tutti gli ostacoli sono improvvisamente svaniti. In realtà la trattativa non c'é mai stata, perché di fatto i sindacati hanno accettato ciò che era stato proposto prima, ovvero l'entrata di partners stranieri (come prima) e la base contrattuale precedente quasi invariata.

Chi dice che certi sindacati non siano le prime linee del PD nega l'incontestabile.

Questa nauseante messinscena lo dimostra.

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22 settembre, 2008

Muoia la Bad Company e tutti i filistei

Lunedì 22 Settembre: la CGIL ha affermato a chiare lettere che intende "trattare" solo con Fantozzi.
Bene, una preoccupazione in meno per il governo che dovrebbe a questo punto lasciare Alitalia al suo infausto destino: gli attori della pantomima hanno preferito affidarsi al commissario (a lui tutta la mia solidarietà, poveraccio) e quindi auguri e figli maschi.

In particolare, però, in qualità di contribuente ci terrei a precisare che a questo punto, dopo aver offerto il piano CAI sdegnosamente rifiutato, approverei senza riserve la vendita di Alitalia ad una società straniera ma, poiché il governo è stato messo fuori gioco, sono contrarissimo alla separazione tra Good Company e Bad Company.
Chi eventualmente intendesse comprare lo faccia accollandosi i debiti di Alitalia.

Da italiano avrei sopportato volentieri uno sforzo per salvare Alitalia: solo per il fatto che la nostra compagnìa di bandiera fosse stata acquistata da una società italiana (la cui imposizione fiscale sarebbe rimasta a vantaggio dello stato italiano) e registrata la sua connaturata importanza strategica per il paese, avrei soprasseduto al sacrificio di dovermi accollare una piccola parte dei debiti della Bad Company.
Insomma, qualche euro dalle tasche del contribuente si sarebbe potuto levare, a patto che Alitalia fosse restata italiana in modo che, una volta risanata, avrebbe in parte od in toto ricoperto i debiti nei confronti del contribuente grazie al prelievo fiscale.

In questa considerazione economica e non in un romantico patriottismo stava "l'italianità" decantata da Berlusconi.

Non vorrei invece che ora i sindacati si sognassero di scaricare sul contribuente i debiti della Bad Company mentre un'eventuale società straniera acquistasse la Good Company. Tale società, una volta che ipoteticamente Alitalia fosse in attivo, subirebbe l'imposizione fiscale del proprio paese (e quindi allo stato italiano non ne verrebbe un euro) mentre noi dovremmo caricarci sulle spalle le perdite. Inoltre, mentre CAI avrebbe garantito l'operatività di Alitalia, un possibile acquirente straniero potrebbe acquisirne gli slot e le rotte per poi chiudere la società. Questo significa che il contribuente italiano si caricherebbe di debiti per regalare letteralmente rotte, slot e vantaggi ad una società estera che nulla ha a che fare con l'Italia.

Questo punto è fondamentale e sarebbe bene che Sacconi lo chiarisse, visto che tra l'altro il piano di separazione fu proprio del governo (che ora è stato tagliato fuori per la diffidenza di alcuni sindacati): l'ipotesi di separazione tra Bad Company e Good Company decade con il decadere della proposta CAI. Inoltre, dal momento che il governo rappresenta i cittadini ed i sindacati non vogliono più trattare col governo, per transitività i sindacati hanno interrotto ogni rapporto con i cittadini, che non sono disposti a pagare di tasca propria per fare un favore al sindacato regalando a sconosciuti la parte buona della società ma prendendosi in carico quella debitoria.

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21 settembre, 2008

Obbligati ad acquistare

<- A fianco: l'unico modo per salvare Alitalia.

Seguo la vertenza Alitalia un pò con disgusto e con molta ironia. Devo dire anche con divertimento, se non fosse per quel personale che avrebbe accettato il piano CAI e che invece si trova costretto a mettere la sua vita nelle mani d'altri.

L'orologio sta scandendo le ore e, come i sindacati hanno ampiamente previsto, Alitalia è sommersa da continue richieste d'acquisto da parte di società straniere che non vedono l'ora di "trattare" con i piloti nostrani nonché con la CGIL. Tali società s'azzuffano per accaparrarsi la più appetibile compagnia aerea del mondo: è di poco fa la notizia che il presidente di British Airways e quello di Lufthansa si siano picchiati selvaggiamente tra loro davanti alla Magliana per potersi presentare in testa alla coda di acquirenti che si è formata di fronte al portone d'ingresso in attesa che venga aperto. Ormai i due presidenti bivaccano da ore lì davanti guardandosi in cagnesco e non c'é verso di estirparli nemmeno col lanciafiamme.

Fantozzi, poveretto, non dorme più la notte, è subissato dalle telefonate, gli tocca dire di no a tutto il mondo, quel diavolo di Berlusconi e la sua cordata di "sfruttatori di colf" ora sono stati messi fuori gioco e finalmente si apre la via del risanamento, non si contano in tutto il paese le file di persone che con i soldi in mano chiedono ai loro financial managers di acquistare i titoli della nostra compagnìa di bandiera. Uno di loro si è anche dato fuoco come un bonzo per protesta contro la sua banca, in quanto essa lo aveva sconsigliato a comprarne le azioni.

Sugli aerei già c'é chi pensa di cambiare logo. Invece della scritta Alitalia ed il marchio triangolare si potrebbe mettere la scritta "TRATTIAMO" e la faccia di Epifani: gli aeroporti non avrebbero più bisogno di dispositivi per allontanare gli stormi di uccelli.

E' finalmente ottimismo, manca solo la stella cometa e qualche mese in più, poi Spinetta arriverà con la mirra nella sede di Alitalia (che nel frattempo avrà collezionato utili da capogiro) per onorare la neonata creatura ed elemosinare una qualsiasi partecipazione nella quota azionaria della società. Anzi, fonti non ufficiali rivelano che Spinetta pur di entrare in Alitalia si accontenterebbe anche di un posto di steward.

Alcuni giorni or sono si sono diffuse in borsa voci che dicevano che il prestito statunitense di 1000 MLD USD non sarà erogato alle banche ma per acquistare Alitalia. Con questa grande operazione gli U.S.A. stanno per fare il più grande colpo finanziario della storia, dopo i successi di Parmalat, dei bond argentini e quello della Coopcostruttori.

Alitalia non volerà più con aerei, ma direttamente con i nuovi Space Shuttle e porterà i suoi clienti da Milano a N.Y. ancora prima che essi decidano dove vogliono andare (a questo problema stanno ancora lavorando).

Gli iscritti alla CGIL ed al sindacato piloti potranno godere dalla nuova gestione che li riempirà di stipendi munifici. Per i piloti sarà aggiunta una vasca idromassaggio in cabina, tre spettacoli holidays on ice giornalieri sulle ali del velivolo, li si andrà a prendere a casa con una Rolls Royce Camargue e durante il tragitto Ambrogio offrirà loro uno scatolone di Ferrero Rocher. Ovviamente quando gli aerei avranno bisogno di carburante ci si fermerà all'Agip, viaggiate coccolati, che caspita, e con i punti ottenuti nuovi magnifici regali per tutto il personale!

Inoltre quando i piloti salgono sull'aereo potremmo assistere al cambio della guardia ed ai picchetti d'onore, come si usa fare con quel mascalzone di Berlusconi che ha usurpato il potere ai delicati comunisti.

Insomma, una goduria, una lussuria di delikatessen.

Ad un'offerta così da parte di Fantozzi come si può dir di no? Si è obbligati a comprare!
Anzi, propongo di cambiare la costituzione, l'Italia è una repubblica fondata sui sindacati e sulle quote di Alitalia.

Sono matto? Solo un poco...e perché è domenica.

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19 settembre, 2008

Dopo gli applausi si inizia a piangere

Inizio questo post ringraziando alcuni sindacati, l'UGL, la CISL e la UIL per la loro disponibilità a fare sacrifici pur di salvare l'azienda Alitalia. In particolare, ascoltando la trasmissione Porta a Porta di giovedì 18 settembre ho rilevato in Bonanni un'onestà intellettuale che non conoscevo.

Inoltre vorrei manifestare la mia completa e sentita solidarietà a tutto quel volonteroso personale dell'Alitalia che purtroppo rischia il posto di lavoro per colpa di chi ama sfasciare. So benissimo che la maggioranza del personale NON APPROVA quella vergognosa sceneggiata inscenata da alcuni colleghi che applaudivano ed esultavano per la mancata ratifica del piano CAI. Se ci fosse un qualunque spiraglio di reversibilità della vicenda sarei felice che esso prendesse vita, se non altro per il rispetto che porto a questi lavoratori che stanno vivendo ore drammatiche.

Questa comunicazione mi sembra doverosa per chiarire ad alcuni lettori poco avveduti la mia posizione in merito agli ultimi fatti concernenti la vertenza Alitalia, visto che taluni evidentemente non possiedono un briciolo di intelligenza per capire.

Detto questo passiamo alle dolenti note: per tutta la trasmissione ho sentito parlare di aria fritta Fassino ed un rappresentante della CGIL. Costoro discutevano come se la cordata fosse ancora disponibile a trattare, speranzosi in una chimera, anzi, convinti che quello della CAI sia stato solo un bluff.

Fassino in particolare ha obiettato che il commissario Fantozzi dovrebbe vendere i cespiti (immobili e proprietà residue) di Alitalia per tirare a campare, in attesa che qualche compratore, mosso da pietà, si faccia avanti per l'acquisizione dell'azienda, per giunta immaginiamo a quali condizioni.

Il ministro Sacconi, però, gli ha risposto più volte che ciò è impossibile perché la vendita dei patrimoni di Alitalia è condizionata solo al fatto che esista una prospettiva di sviluppo o mantenimento della stessa nelle condizioni di patrimonio preesistenti.

In sintesi, Fantozzi è chiamato ad un duplice ruolo: cercare di salvare l'azienda ma nel contempo salvare i creditori della nostra compagnia di bandiera (e questo è prioritario rispetto agli interessi dell'azienda stessa).
Ciò si traduce nel fatto che il commissario deve, PER LEGGE, preservare il patrimonio dell'azienda a meno che non scorga una possibilità migliorativa in questo senso data da un piano industriale credibile e proponibile. In caso contrario, non essendoci alcun piano di salvataggio e/o di rilancio, Fantozzi dovrà tutelare gli interessi dei creditori preservando i cespiti di Alitalia per poter pagare i debiti.
Se Fantozzi vendesse il patrimonio di Alitalia tanto per tirare avanti e sperare, insomma, andrebbe dritto filato in galera.

Evidentemente Fassino o non ha sentito o ha fatto orecchie da mercante perché per tutta la puntata egli ha ripetuto pervicacemente lo stesso concetto, nonostante il ministro Sacconi gli avesse spiegato il meccanismo (che non mi sembra complicato perfino per lui).

Ciò che più ha divertito il sottoscritto, però, è stato l'atteggiamento di chi ha rifiutato il piano CAI: ora si inizia a tremare. "Si riapra il tavolo", "si tratti", "si cerchi un punto d'equilibrio", si diceva nella trasmissione.
Eh no, cari amici, la cordata se n'é andata ed ora Alitalia è nelle sabbie mobili, dentro fino il collo.

Il bello è che non vi sarà più alcuna corda, anzi, cordata per tirarvi fuori.

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17 settembre, 2008

Cai Cai

Tra breve, molto probabilmente i dipendenti di Alitalia rientreranno nell'alveo dei disoccupati. Il CAI finalmente li ha mollati.

Alcuni sindacati e le sinistre, ben interpretando l'irrazionalità popolare che da sempre contraddistingue coloro i quali incredibilmente applaudono la perdita di un posto di lavoro, da domani faranno piangere ai loro seguaci lacrime amare. L'unica cosa che saltrà in aria è quasi sicuramente la società che dava loro da vivere.

Ora che è tutto finito lo posso dire: anche se Alitalia fosse stata salvata non avrei mai più volato con la nostra compagnìa di bandiera. L'idea di dare soldi a questi personaggi non mi va proprio.

Oggi la sinistra è arrivata sulle carcasse di Alitalia e per giunta pronta a dare la colpa al governo che a loro dire "avrebbe gestito male la vicenda".
Io mi chiedo: il governo pur di salvare Alitalia ha sfidato l'impopolarità concedendo un prestito ponte con I NOSTRI SOLDI, ha probabilmente infranto le regole europee sugli aiuti di stato, si è speso in tutte le maniere per settimane in trattative notturne ed interventi di mediazione, ha mediato per la concessione del 7% degli utili della CAI a favore dei dipendenti, ha garantito protezioni sociali e ricollocamenti degli esuberi, ha accettato, sempre sfidando l'impopolarità, che un pò tutti i cittadini si facessero carico dei debiti della Bad Company dell'azienda.

MA CHE DIAVOLO DOVEVA FARE DI PIU'?

Andatelo a chiedere ad un operaio che lavora in una fabbrica per 1000€ al mese e viene licenziato se il suo trattamento è equiparabile a questo!!!

Ed ora si dia il via ai licenziamenti: la collettività ha già speso abbastanza per questa società. Se vogliono mangiare, come tutti gli eroici ed anonimi cittadini che sbarcano faticosamente il lunario e grazie ai quali questo paese sta ancora in piedi, che vadano ad elemosinare un posto al call center nelle agenzie di collocamento. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Addio Alitalia, non mi mancherai.

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Alitalia: chi ricorda il piano Mengozzi?

Da più parti nelle file della sinistra ho sentito dire che "Berlusconi ha rovinato Alitalia", che la colpa del casìno attuale è del Presidente del Consiglio e che la svendita da Air France - KLM sarebbe stata la soluzione migliore.

Come al solito devo intervenire per bacchettare sulle dita chi afferma queste fesserie e che invece di andare a zappare scrive o parla senza cognizione di causa.

La colpa di tutto ciò che succede ad Alitalia è UNICAMENTE della sinistra e dei sindacati.

A coloro che avessero la memoria corta o fossero così ipocriti da fingere di non ricordare, rammento che dopo il 2001 venne messo in campo da parte di Berlusconi un tentativo di risanamento, il cosiddetto "Piano Mengozzi" che prevedeva circa 4000 esuberi (tra cui 1.500 uscite e 1.200 in outsourcing) e che doveva essere attuato in blocco. Questo piano prevedeva tra l'altro un'emissione di obbligazioni per 1,7 MLD di euro (i "bond Mengozzi") i cui proventi da ricapitalizzazione avrebbero permesso ad Alitalia di iniziare un percorso di guarigione a tappe. Tale piano fu preparato con meticolosità dall'allora governo di centrodestra e doveva essere attuato nella sua completezza.

Storia però insegna che sia i sindacati che il governo di sinistra poi subentrato a quello di centrodestra si fossero ferocemente opposti a tale salvataggio ed avessero sabotato il piano Mengozzi lasciando le cose così com'erano, condannando di fatto Alitalia alla malora.

E' per questo che quando sento sinistra e sindacati accusare il governo mi ribolle il sangue: vorrei che qualcuno ricordasse il piano Mengozzi e come, per unica e totale responsabilità della sinistra, mentre Alitalia scivolava verso il collasso esso non fu attuato.

Poiché sono abituato a scrivere con cognizione di causa eccovi l'articolo del "Sole 24 Ore" dell'epoca che sarà più specifico sulle peculiarità di detto piano:

http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=309279&chId=14&artType=Articolo&back=0

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13 settembre, 2008

Come ti rovino ah, l'Italia!

Mettiamo che domani vi arrivi a casa una lettera promozionale nella quale un concessionario di automobili vi scongiura di acquistare una sua vettura perché a causa della sua scarsa professionalità e della propria ottusità egli ha accumulato un sacco di debiti.

In questa lettera vi è un invito, una brochure del prodotto ed una sorta di preghiera per l'acquisto di detta vettura a prezzi per voi vantaggiosi. Interessati e convinti di fare un buon affare, vi recate dal concessionario che vi accoglie a braccia aperte come salvatore della sua attività.

Immediatamente vi mettete a visionare l'auto: essa non è come vi era stata presentata sul depliant ma è molto ammaccata. Vabbé, dite, il prezzo è buono e ci sto dentro ugualmente.

Andate per firmare il contratto con il venditore e la chiedete di colore nero. Il venditore, subito, s'inalbera e vi risponde "no, caro signore, il colore lo scelgo io". Mandate giù con un pò di pazienza e gli chiedete l'assicurazione di sei anni sulla ruggine e di uno sulle rotture (che tutte le altre marche rilasciano). Il venditore s'incavola pure e vi dice: ma scherza? Io ho sempre venduto le mie vetture senza assicurazioni e Lei non farà eccezione, sennò si può accomodare fuori. Iniziate a rompervi le scatole. Almeno me la lasci provare, chiedete: vabbé, questo si può fare. Mentre fate un giretto col venditore sul sedile del passeggero, egli vi informa che nel contratto vi è anche una clausola che vi impedisce di modificare e rivendere l'automobile ed inoltre tale calusola introduce una vessazione secondo la quale non potrete superare i 100 km/h, pena una denuncia all'autorità da parte della concessionaria stessa. Tornati in ufficio il venditore esce sulla sogliea e parla con un collega. Lo sentite dire "Quel deficiente qui in ufficio vuole comprare l'auto, che palle, vuole anche usufruire dello sconto che avevo scritto sulla brochure 'sto stronzo! Che schifo questa gente, viene qui solo per guadagnarci su!".

A questo punto voi giustamente vi alzereste, lo mandereste a dar via le parti più occulte e ve ne uscireste irritati.
Questo è ciò che più o meno accade con Alitalia.

Chi caccia fuori i soldi, detto in modo popolare ma efficace, ha sempre ragione, specialmente se si tratta di acquistare un prodotto con molte falle e personale ribelle. Chi è dalla parte della necessità ha due strade davanti: si accontenta o va a ramengo.

Ieri alcuni dipendenti dell'Alitalia hanno fatto un gran baccano negli aeroporti e per le strade gridando "la cordata siamo noi!".

Bene, visto che la cordata sono loro che la comprassero con i propri soldi, Alitalia, tanto un assegno da mille euro può senza dubbio bastare.

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